Visita a Nardò - Un primo Itinerario (parte prima)

Nardò, l'antica Neretum o Neritum, è una città d'origine messapica già citata da Plinio e da Tolomeo. Trae l'origine del suo nome da
Nar che significa acqua ed infatti, secondo la leggenda, Nardò sorge sul luogo dove un toro, battendo con lo zoccolo per terra, fece zampillare una bolla d'acqua. L'episodio leggendario è riportato nello stemma della città. Attiva da epoca preromana e municipium sotto l'imperatore Traiano, Nardò vide il suo sviluppo maggiore nel medioevo e nei secoli successivi, fino all'inizio del settecento, quando divenne un centro culturale ed artistico di prim'ordine per la fioritura degli studi letterari e scientifici assumendo un ruolo di guida del Salento che mantenne a lungo.
A quell'epoca datano la quasi totalità dei monumenti che sono giunti fino ai giorni nostri e il tessuto urbano del centro storico; l'abbondanza di monumenti storico religiosi, quali chiese, monasteri, chiostri è il risultato dei numerosi ordini monastici che ebbero conventi in Nardò con il risultato che molta parte della storia di Nardò è storia religiosa anche se esistono grandi esempi di storia civile (per tutti basti ricordare la rivolta contro la tirannia del Guercio di Puglia Gian Gerolamo Acquaviva).
Al turista che arriva in città dalla principale via di comunicazione, la bretella di collegamento alla superstrada Lecce - Gallipoli, il primo monumento che si offre è la chiesetta dei SS. Medici Cosimo e Damiano. Sorge in località l'Era ti lu Ponte (Aia del Ponte da un'aia situata nelle immediate vicinanze di un ponte che superava un torrentello) con un aspetto esterno modesto e semplice cui fa da contrappunto l'equilibrio interno tra i due altari laterali e il presbiterio centrale, l'opera più importante racchiusa nella chiesa è un affresco datato all'inizio del Quattrocento e raffigurante una Madonna con Bambino. Proseguendo lungo il rettilineo d'ingresso si giunge all'edicola dell'Osanna, originale tempietto creato intorno ad un obelisco immediatamente a ridosso di una delle quattro porte d'ingresso alla città, Porta San Paolo. La forma insolita è attribuita all'imitazione di qualche oggetto liturgico del rito orientale e il tempietto viene utilizzato, nella Domenica delle Palme, dal Vescovo della città per il rito della benedizione delle palme.

Graziano De Tuglie

 
   
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