SE I TURISTI NON VENGONO A NARDÒ….
Nardò va dai turisti.

di Vittorio Marras

Il famoso andante "Se Maometto non va alla montagna…" pare che abbia ispirato l'amministrazione comunale di Nardò nel redigere il progetto "Estate 2001". Il programma prevede l'allestimento di un servizio di pullman per andare a pescare i turisti, che giungono nel Salento e indirizzarli verso le nostre località balneari, insomma, nel nostro territorio.
Il progetto sarà realizzato nei mesi di Luglio ed Agosto, per quattro giorni la settimana. Da lunedì a giovedì pullman andranno a captare turisti a Lecce, Galatone e Porto Cesareo e a loro saranno proposti diversi itinerari.
Il lunedì (centro storico, S. Maria, S. Caterina, S. Isidoro), martedì (visita guidata nell'area d'interesse archeologico di Portoselvaggio), mercoledì (escursione in barca lungo la nostra costa, da S. Caterina a S. Isidoro, con guida), giovedì (visita alle masserie fortificate e alle ville neretine).
Alla realizzazione del progetto concorre il Gruppo Speleologico Neretino, con le sue guide, proponendo i due itinerari programmati per martedì e mercoledì che alleghiamo.

Nardò e il suo territorio
Proposta di un percorso turistico nel parco di Portoselvaggio - Baia di Uluzzo

  • Il parco di Portoselvaggio - Baia di Uluzzo si offre a diversi tipi di percorsi a secondo delle capacità degli escursionisti. Un percorso prioritario è senza dubbio quello legato all'interesse archeologico che va dalla Grotta di Capelvenere sino alla litoranea che si affaccia alla Baia di Uluzzo; non da meno sono le emergenze carsiche e la botanica. Inizia il percorso dal taglio della strada sopra cui si apre la Grotta di Capelvenere; la sezione stradale ha messo in evidenza antiche linee di riva quando il mare, durante una fase calda, si trovava di circa 12 metri sul livello attuale.
  • Grotta di Capelvenere, da cui si accede attraverso una piccola e comoda scalinata, così chiamata per la presenza di una felce che ha posto la sua dimora dentro le pareti della grotta, conserva un deposito preistorico di circa 45 mila anni.
  • Proseguendo il percorso tra i pini d'Aleppo, su per una scalinata piuttosto malconcia, troviamo una breccia fossile in cui sono conservati i resti di mammiferi ormai estinti.
  • Qualche gradino e siamo sul pianoro di Torre dell'Alto dove la torre a pianta quadrangolare, fatta erigere da Carlo V nel XVI secolo a difesa delle scorrerie saracene, domina maestosa; qui la flora diventa piuttosto interessante per la presenza del cipresso, del malvone, dell'olivastro e del ginepro.
  • Proseguiamo per un viale attraversando un muraglione dell'età del bronzo per giungere al belvedere da cui si domina, in un panorama mozzafiato, tutta l'area del parco. Siamo a 70 metri sul livello del mare. Alcuni alberi di carrubo e di leccio ci danno l'idea di come poteva essere la flora originaria.
  • Giù per una scalinata giungiamo a Portoselvaggio e da qui, seguendo una breve tappa di avvicinamento giungiamo nei pressi di Grotta Riparo Marcello Zei, il deposito preistorico più antico del Salento, circa 110 mila anni. Il percorso nel suo tratto finale, troppo accidentato, permette solo a pochi di giungere alla grotta.
  • Ritorniamo a Portoselvaggio dove i cespugli di agnocasto sono radicati quasi sul limite della spiaggetta; da qui si prosegue per la piana della Lea.
  • La Cava dell'età del ferro, scoperta dal Gruppo Speleologico Neretino nel 1998 conserva ancora i blocchi perfettamente squadrati nella roccia calcarea; a poche decine di centimetri dal pelo dell'acqua si può scorgere il molo che permetteva l'attracco alle imbarcazioni.
  • Attraversare la piana della Lea significa immergersi nelle essenze profumate della macchia mediterranea: le ginestre, il timo, il mirto, il lentisco ed altre essenze profumate, accompagnate dai colori dei piccoli fiori e degli iris, lasciano senz'altro una traccia a chi attraversa questa piana.
  • La specchia della Lea, ulteriore testimonianza delle culture preistoriche dell'area, si presenta come sentinella della baia di Uluzzo.
  • Il sentiero sulla nuda roccia su cui, neanche a farlo apposta, fa capolino un'altra piantina tipica, la scrofularia per la caratteristica di procurare delle sonore scivolate, ci porta alla Grotta del Cavallo o delle giumente; studiata sin dal 1961 è la più importante della baia di Uluzzo per la scoperta delle tre fasi di una cultura preistorica che ha preso il nome di "Cultura Uluzziana".
  • Lungo un sentiero piuttosto stretto che corre quasi parallelamente alla line di costa tra cespugli di finocchio marino, si arriva alle condotte forzate, residuo di antichi fiumi carsici che milioni di anni fa scorrevano nel sottosuolo. Qui le piante di alisso di Leuca spuntano dalle fessure della roccia calcarea ad indicare che qualsiasi spazio può essere conquistato.
  • A qualche decina di metri più a nord troviamo Grotta Uluzzo C o Carlo Cosma; il suo deposito spesso circa 14 metri, è il più consistente delle grotte salentine.
  • Sempre continuando per uno stretto sentiero arriviamo alla Grotta di Uluzzo posta alla base di un dirupo sotto l'omonima torre. Era usata sino a pochi decenni fa come ricovero delle pecore; conserva un deposito preistorico risalente a 45 mila anni fa. Qui piante "abituate a vivere in verticale" come la campanula, l'alisso di Leuca e il rarissimo kummel di Grecia fanno bella mostra soprattutto nel tempo della fioritura. Una falesia, con i suoi strati inclinati di circa 35° che si tuffa in mare, chiude la cornice di un ambiente fantastico.
  • Uluzzo, un nome che sembra essere quello di un popolo mitico, invece non è altro che il comune " Asphodelus microcarpus " che, con il suo bulbo e pennacchio, ha dato il nome ad una baia tra le più suggestive del Salento.
  • Il percorso esclude altri insediamenti preistorici di notevole importanza data la precarietà dei sentieri.

 

Nardò e la sua costa
Percorso turistico in barca lungo la costa di Nardò

  • Imbarco da S. Caterina dove ancora si possono ammirare i resti di un antico porto messapico.
  • Passaggio sul relitto della nave romana.
  • Navighiamo verso il tratto di costa dove, la Grotta di Capelvenere con i suoi 16 metri sul livello del mare, domina il tratto di mare antistante, è la prima cavità che incontriamo lungo il nostro percorso. Quasi a picco sul mare conserva, come quasi tutte le cavità, testimonianze preistoriche che vanno dalla cultura musteriana dell'uomo di Neanderthal sino alla cultura neolitica.
  • Durante la navigazione si possono ammirare diverse cavità semisommerse, dove ancora oggi grosse quantità di acqua dolce, provenienti dalla falda, si riversano in mare rendendolo, in quei tratti, fresco e cristallino.
  • Navigando verso nord entriamo nell'area del parco di Portoselvaggio
  • Baia di Uluzzo per ammirare il costone della Dannata,da dove, una leggenda, piuttosto fantastica, narra di condannati a morte fatti precipitare dal dirupo alto circa 50 metri.
    Dalla sommità della Dannata vigila Torre dell'Alto, una delle torri del XVI secolo fatte costruire da Carlo V a difesa della costa dalle incursioni dei pirati saraceni. A una piccola cavità è stato dato anche il nome di "Grotta Torre dell'Alto" un importante insediamento preistorico antico di 105 mila anni oggi di difficile accesso.
  • Verso Portoselvaggio, nella rada chiamata della Salinella, incontriamo Grotta riparo Marcello
    Zei, in essa è contenuto il deposito preistorico più antico del Salento, 110 mila anni.
    Riparo Zei pur trovandosi a 9 metri sul livello del mare è di difficile accesso per via terra, sotto di essa si sviluppa "Grotta Verde" un complesso carsico semisommerso il cui colore verde smeraldo dell'acqua non ha niente da invidiare a grotte italiane più famose. Portoselvaggio è una tappa obbligata in cui scendere dalla barca diventa piacevole per una passeggiata che ci porta, costeggiando la pineta, nella piana della Lea, dove la macchia mediterranea domina con i suoi intensi profumi. Al ritorno si costeggia un'antica cava dell'età del ferro e del suo molo di attracco, dove blocchi perfettamente squadrati sembra che attendano, ancora oggi, di essere trasportati.
  • Portoselvaggio può essere il posto ideale per un bel bagno prima di imbarcarsi nuovamente.
  • Proseguiamo la navigazione per la Baia di Uluzzo che si offre,per la sua morfologia, con un abbraccio ricco di testimonianze archeologiche, naturalistiche e geologiche.
  • La Grotta del Cavallo o delle Giumente è la più interessante delle grotte con deposito preistorico delle Baia di Uluzzo, che con Grotta Carlo Cosma e Grotta di Uluzzu costituisce il complesso delle grotte che ha restituito le testimonianze di una cultura antica di 35-30 mila anni che prende il nome di Uluzziano. Le grotte che si aprono a livello del mare sono un altro gioiello della Baia di Uluzzo, queste, optando per un bagno, possono essere visitate per ammirare i riflessi, i giochi di luce e le brecce fossili custodite. La torre diroccata di Uluzzo chiude l'anfiteatro naturale della baia e l'area costiera del parco.
  • Proseguiamo verso il tratto di mare dominato dall'altura di Serra Cicora e da cui la costa prende il nome, qui un villaggio neolitico, scoperto nel 1995 dal Gruppo Speleologico Neretino, ha lasciato le sue tracce antiche di circa 7 mila anni.
  • Dopo un breve tratto di navigazione entriamo nell'area del parco marino di Porto Cesareo e da qui costeggiando il tratto di costa dell'area naturalistica protetta della Palude del Capitano giungiamo a S. Isidoro ultima tappa del nostro percorso.


 

 
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