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PORTOSELVAGGIO
di G. De Tuglie
Un percorso stimolante, per chi visita il territorio
neritino, è quello che riguarda Portoselvaggio in territorio
di Nardò, sulla litoranea S.Caterina - Porto Cesareo appena
abbandonata S.Caterina.
Solo a Portoselvaggio è possibile trovare in un tutt'uno mare,
scogliere, pinete e grotte che serbano importanti tracce di
insediamenti preistorici.
Una zona di particolare fascino paesaggistico, storico, ambientale
che la Regione Puglia ha tutelato con una legge del 1980 istituendo
un Parco Naturale che ha preservato dalla speculazione edilizia
432 ettari di costa di cui ben 268 di superficie boscata, estensione
non trascurabile in un panorama, quello pugliese, che non è
molto consolante dal punto di vista della superficie delle foreste.
Eppure, Portoselvaggio non è un bosco naturale, è il frutto
di un accurato piano di rimboschimento attuato nel 1950 dal
Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste anche ai fini della
lotta alla disoccupazione che affliggeva l'Italia del dopoguerra;
rimboschimento che portò all'impianto di pini d'aleppo, pini
italici, pini marittimi che fornivano una maggiore capacità
di attecchimento e sopravvivenza in una zona petrosa, siccitosa
ed esposta ai venti marini salmastri.
L'attecchimento di questi alberi ha portato allo sviluppo di
un ricco e variegato sottobosco che si è rivelato un humus ideale
per costruire un paesaggio naturale ricco di stimoli ambientali
che favoriscono il riavvicinamento tra natura ed uomo.
E' quindi uno dei luoghi più indicati per una passeggiata distensiva,
rilassante che porti ad un tuffo in una natura incontaminata
con tutti i benefici connessi.
Molteplici ed interessanti sono i percorsi che traversano Portoselvaggio,
ma il più battuto, e purtuttavia il più interessante, è quello
che partendo dalla rotonda di S.Caterina porta fino alla Baia
di Uluzzo lungo una serie di sentieri che tagliano il bosco,
costeggiano scogliere impervie e selvagge specchiandosi in un
mare cristallino. Inerpicandosi lungo il primo sentiero che
si diparte dalla rotonda, si incontra subito la grotta di Capelvenere,
la prima delle numerose grotte di cui è ricco questo tratto
di costa, cosiddetta perché in essa sopravvive una pianta di
felce capelvenere.
Questa grotta ricca di testimonianze messapiche, romane, medioevali
di cui ha fornito un buon numero di testimonianze ha consentito
il ritrovamento di reperti che hanno datato a 45mila anni addietro
i primi insediamenti umani. Salendo lungo un sentiero, per molti
tratti gradinato, si giunge fino alla Torre dell'Alto, parte
integrante del sistema di difesa costiero costruito per volere
dell'imperatore Carlo V per contrastare le scorrerie dei pirati
turchi nella seconda metà del 1500; oggi la torre è stata restaurata
per divenire sede del museo di biologia marina. Dalla Torre
il panorama è spettacolare.
Ma attenzione a non lasciarsi distrarre troppo dall'indubbio
fascino del panorama perché si è sull'orlo di una strapiombo
di 50 metri che finisce a picco nel mare: è la Dannata, un precipizio
in cui, secondo una leggenda romantica e molto popolare, nel
diciassettesimo secolo cercò volontariamente la morte una ragazza
che voleva sfuggire allo "jus primae noctis" imposto da GianGerolamo
Acquaviva conte di Conversano e duca di Nardò, il famigerato
"Guercio di Puglia".
Più precisa storicamente un'altra versione riferisce che a morire
cadendo nello strapiombo fu il duca Giovan Bernardino figlio
di Belisario Acquaviva e avo, di tutt'altra pasta, del famigerato
Guercio, che villeggiava nella vicina Masseria dell'Alto, da
dove fuggì precipitosamente a causa di un assalto di pirati
barbareschi per rifugiarsi nella Torre.
Ma la fretta ed il buio furono fatali al duca che precipitò
tra i flutti sottostanti alla Dannata e scomparve per sempre.
Dalla Torre parte un sentiero che degrada lentamente verso la
baia dopo aver raggiunto uno splendido belvedere che si affaccia
sulla spiaggetta di Portoselvaggio, dove l'acqua è di un turchese
brillante, aiutata in questo anche dalle sorgenti di acqua dolce
che sorgono a pelo d'acqua e sono gli sbocchi dei torrenti sotterranei
tipici di un territorio carsico come è questo tratto della costa
pugliese.
La temperatura del mare, proprio per queste sorgenti di acqua
dolce, mantiene livelli così bassi che anche in piena estate
fornisce un piacevole shock termico. E lungo la costa tutta
una serie di grotte di elevato interesse scientifico accuratamente
studiate dal Gruppo Speleologico Neritino in collaborazione
con prestigiosi istituti di Università italiane e straniere
come testimonia l prof. Palma di Cesnola dell'università di
Siena, definendola "una zona il cui interesse paleontologico
è inestimabile per l'importanza fondamentale di alcune grotte
che si aprono lungo al costa e in cui è rappresentato senza
alcuna lacuna un periodo della nostra preistoria".
In ogni casso la macchia mediterranea ricca di mirto, lentisco,
olivastro e soprattutto di timo che profuma l'aria insieme all'odore
acre della salsedine marina, crea un'oasi rilassante per chiunque.
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