LE VILLE NERITINE

di C. Cito

Le costruzioni maestose, che sorgono nelle zone delle Cenate Vecchie e Nuove meritano un'attenzione particolare.
I nobili casati del tempo le fecero edificare impegnando famosi architetti locali ed ingenti somme di denaro, non esitando, talvolta, ad alienarsi anche la proprietà d'alcune grandi masserie.
In stile barocco, moresco o neoclassico la loro costruzione risale alla fine dell'ottocento ed i primi decenni del XX secolo.
Degne di essere apprezzate sono: il Castello di Portoselvaggio, Villa Personè, ora De Benedittis, la Taverna, Casa d'Africa, Villa Giulio, Villa Zuccaro, Fonte, Arachi, Sangiovanni, Leuzzi, Del Prete, Personè, Zuccaro, Caroli, Vaglio- Massa, Saetta, Del Vescovo e Venturi. Il nome di Cenate nasce, molto probabilmente, da un "omaggio al gusto e alla civiltà della buona tavola.

  Portoselvaggio Villa Fonte
  Villa Caputi Villa Giulio
  Villa Carignano Villa Giulio - Zuccaro
  Villa Caroli Villa La Taverna
  Villa Casa D'Africa Villa Leuzzi
  Villa De Benedittis Villa Personè
  Villa De Michele Villa San Giovanni
  Villa De Mitri Villa Venturi
  Villa Del Prete Villa del Vescovo
  Villa Filograna

Portoselvaggio
Abbandonando le "Cenate " e percorrendo la strada che s'inerpica su un lieve pendio, si giunge direttamente, all'affascinante Castello di Portoselvaggio e all'Abbazia di Santa Maria d'Alto Mare. La chiesa, la cui origine è molto antica, risale, probabilmente, al decimo secolo, (come testimoniano i documenti, che erano conservati nell'archivio vescovile). Pare che i Basiliani, (provenienti dall'Oriente, per sfuggire alle persecuzioni di Leone L'Isaurico), portarono con loro l'affresco bizantino della Madonna che, da milleduecento anni, è sull'altare maggiore dell'Abbazia. Dopo che i Turchi occuparono Otranto, a protezione dell'Abbazia, accanto alla torre del 1400, se ne costruì un'altra di forma circolare. Delle due torri, dopo il 1600, rimane la prima, della quale oggi sono visibili, ancora, la base e le finestre del primo piano. Dopo che il castello, fino al 1700, ha conservato nella loro integrità il pianterreno, primo e secondo, insieme ai merli, con i Tafuri (nuovi proprietari), il maniero, secondo l'uso del tempo, fu ristrutturato, nel tentativo di cancellare l'austero aspetto militare dell'edificio e tramutato in palazzo. La facciata nord, che è la parte principale del complesso è stata costruita in tre secoli differenti (XV-XVI-XVIII).

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Villa Carignano
Superando le "Cenate", attraverso piccoli sentieri, giungiamo alla Villa Carignano. Il complesso, che un tempo era una masseria, oggi è completamente abbandonato. Lungo il diruto muro di cinta, in parte abbattuto, un portone di legno permette l'accesso alla costruzione. Sulla facciata fanno mostra di sé quattro finestre con persiane di legno. Attraverso un varco si entra in un'aia dove è possibile ammirare un pozzo, sormontato da colonne ed una piccola chiesa diruta. Sui ruderi di questa ultima è rimasta la campana con il batacchio. Il corpo del fabbricato è fornito di vasti locali e da una scala che dà su una loggia. Tutta la costruzione risale al terzo e quarto decennio del cinquecento e ad essa partecipò l'architetto Acaja. Nell'interno è rimasto un camino rinascimentale. Tutta la proprietà fu, dapprima dei Sambiasi, poi degli Orsini e nel 1464 dei Carignano, marchesi di Novoli.

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Villa Caroli
E' una villa bassa, sepolta nel verde delle piante. Risalente agli inizi del 1900, è tipica della zona. Nell'interno un candelabro, in stile liberty (apparteneva al Palazzo Municipale di Livorno), dondola nel salone. Una specchiera ed un "trumeau" (del 1860) fanno bella mostra di sé. Quest'ultimo, tra fregi e spighe dorate, porta la scritta" Veneranda Archidiocesi di Gesù Nazareno". Nella stanza da letto un meraviglioso talamo, di stile napoletano, tutto in ferro battuto, con fregi barocchi e spalliere nere, domina in tutta la sua maestosità. In fondo al salone vi è una saletta ed accanto a questa si possono ammirare due pendoli ottocenteschi, di stile francese, recanti i nomi delle ditte costruttrici.

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Villa Caputi, già Vaglio-Massa
Anche questa è una villa maestosa, fornita di grandi arcate. Fu fatta costruire sul finire del secolo scorso, dai nobili Vaglio - Massa, ricchi proprietari, che ben presto persero i loro beni. Accanto alla grande scalinata, che conduce al piano superiore, vi era, un tempo, una cappella, poi abbattuta. Le stanze del primo piano sono vaste. Nei saloni si possono ammirare divani e poltrone settecenteschi. In un altro uno strato di vernice bianca copre una scritta, risalente al periodo in cui gli ebrei, nella seconda guerra mondiale, vi celebravano le loro funzioni religiose.

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Villa Casa d'Africa
Quasi dirimpetto a villa Giulio, nelle Cenate Vecchie, sorge "Casa d'Africa". Costruito alla fine del secolo scorso, fornito di un bel cancello di legno, l'edificio, ha un vasto ed accogliente giardino. Il suo nome "Terra d'Africa" vuole evocare il caldo torrido che qui è presente in certi giorni d'estate. La vecchia proprietaria, la Contessa Ciù D'Aprile, soleva mostrare ai visitatori uno splendido altare trasportabile, che era appartenuto ad un monsignore della sua famiglia. Di splendida fattura, in pelle, era d'origine spagnola.

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Villa "De Benedittis" già Personè
Questa villa fu costruita nel 1920, nella zona delle Cenate, su progetto dell'architetto Generoso De Maglie. Il committente fu il barone Egidio Personè, che alla sua morte la lasciò in eredità al nipote Alessandro. La famiglia era abituata a far edificare le ville più sontuose della zona (per questa, pare che fu costretta a vendere anche delle masserie). L'opera rimase, però, incompiuta. All'ingresso, che avviene tramite due splendide scalinate, su un palchetto, è possibile leggere il motto: " et pace et bello". Al primo piano, che riprende lo stile moresco dell'interno, un ampio salone presenta delle colonne, che reggono il soffitto (una differente dall'altra). Il bel pavimento è punteggiato dai buchi delle scarpe chiodate dei soldati alleati, che quivi elessero il loro quartiere generale nella seconda guerra mondiale. Sulla porta d'ingresso è possibile leggere ancora un altro motto: "Otium cum dignitate".

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Villa De Michele, già Saetta
Villa De Michele, già Saetta, posta sulla strada provinciale Nardò - S. Caterina, fu costruita nel 1892 su progetto dell'architetto Ardito di Presicce. Fu requisita dagli alleati, durante la seconda guerra mondiale, per ospitare gli ebrei sfuggiti alle persecuzioni naziste. La costruzione, circondata da un gran giardino, presenta motivi orientali con un arco di tipo moresco, fregi, colonnine che le danno movimento.

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Villa De Mitri già Zuccaro
Posta nel cuore delle Cenate Nuove, sulla Via S. Caterina - Porto Selvaggio, è una costruzione del 1920, che apparteneva alla famiglia Zuccaro. Fornita di piccoli giardini è ricca di statue, fregi e stemmi, appartenenti alla famiglia. Su una parete il blasone del casato (un leone, che stringe fra le zampe un cartoccio di zucchero) fa bella mostra di sé. Sempre nel giardino s'incontra la statua della Venere Callipigia, che fu utilizzata in un film dal regista Franco Rosi. All'interno una vecchia camera settecentesca è stata trasformata in una sala da pranzo, alla quale si può accedere tramite due balconi - finestre.

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Villa Del Prete
Risale ai primi anni del secolo, progettata, in stile neoclassico, dagli architetti Mashicesky e Barlingeri. Il nome le viene dall'antica proprietaria, Pia Del Prete. La struttura ha conservato, quasi totalmente, il disegno originale. Circondata da un vasto giardino, presenta, nella parte posteriore, una testa di cavallo, in pietra, che domina su una gran porta. Durante la seconda guerra mondiale, la villa fu adibita, dapprima, come ospedale e poi come asilo dagli ebrei.

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Villa Filograna, già Arachi
Fu costruita durante l'anno della guerra di Libia, nel 1911. Posta tra gli alberi, è fornita di un bel cancello di ferro tra due pilastri di pietra con statue che raffigurano delle fanciulle. Lo stile è quello del primo decennio del secolo. Lungo il viale, una colombaia, affrescata e con tetto rosso, sembra abbandonata.

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Villa Fonte
La villa, in stile ionico, fu costruita il secolo scorso (dall'architetto Tarantino) sui ruderi di un fabbricato che risaliva al XVII secolo. Immersa tra gli alberi, è fornita di colonne che offrono un fresco senso d'ombra. Durante la seconda guerra mondiale, requisita anch'essa, per dare ospitalità a slavi ed ebrei, fu trasformata in mensa e luogo di ritrovo. Oggi è abbandonata ed il muro che la recinta non riesce a fornirle alcuna protezione da occhi indiscreti.

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Villa Giulio
Sita nelle Cenate Vecchie questa, un tempo, era definita Villa Curiale. Dopo aver percorso un polveroso sentiero e varcando un malridotto recinto, si accede a questa costruzione (forse del'600) per vedere, con sommo disappunto, il suo stato d'abbandono. La facciata della casa è dominata dallo stemma della famiglia "finemente scolpito e con fantasiosi fregi". Molto interessanti sono le finestre e la balaustra. All'entrata, a destra, è possibile ammirare due pozzi, sormontati da colonne (il tutto in stile barocco). Di fronte, in una piccola chiesa, mal protetta da una porta, ci sono un altare e delle immagini sacre. Accanto al pozzo fa mostra di sé un forno annerito. Un tempo questa villa era circondata da una vasta tenuta, che, ora, si è ridotta ad un fazzoletto di terra.

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Villa Giulio già Zuccaro
E' sita sulla provinciale Nardò-S.Caterina, al di là di un muro non troppo alto. Fu fatta costruire dall'On. Giovanni Zuccaro che la abitò fino alla sua morte, avvenuta nel 1907. Passò, successivamente, agli eredi Giulio. Sulla facciata anteriore si nota lo stemma della famiglia: un leone che ha fra le zampe un cartoccio colmo di zucchero. Occupata, durante la seconda guerra mondiale, dapprima, dagli slavi e poi dai polacchi, attualmente è disabitata e priva d'arredamento.

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Villa La Taverna
Splendida costruzione, sita nella parte vecchia delle Cenate, fu edificata verso il 1400, sui ruderi di una taverna che era posta all'incrocio tra le strade Taranto e Gallipoli. Una leggenda racconta, che una sera alcuni briganti la attaccarono e che avventori e proprietario riuscirono ad avere il sopravvento. I cadaveri, colà sepolti, furono scoperti dopo il 1835, da Scipione Manieri Elia, nuovo proprietario. La villa, sia nella parte anteriore sia nella posteriore, di stile classico presenta ampie finestre, decorazioni e fregi, " che le conferiscono " il calore del nobile vivere in villa". Le porte, anch'esse di stile settecentesco, sono affrescate e nella grande stanza, che dà sul mare, è possibile leggere una dedica alla "senectute". Nel salotto su una mensola faceva bella mostra di se una fotografia, con dedica, di Elena di Savoia, ex regina d'Italia.

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Villa Leuzzi
Questa villa fu edificata il 1884 ed è una costruzione di tipo essenzialmente funzionale. A piano terra, ampie vetrate illuminano a giorno la casa. Un tetto di tegole rosse taglia orizzontalmente la facciata superiore, mentre un altro la copre. Entrambi i tetti s'integrano con il verde di questa costruzione ottocentesca.

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Villa Venturi già Personè
E' stata fatta costruire, nel 1910, su progetto dell'architetto Generoso De Maglie di Carpignano dalla famiglia Personè, che poi la alienò ai Venturi. E' noto che il casato, dopo la prima guerra mondiale, quando scoppiò la moda delle ville nella zona delle Cenate, non esitò a vendere anche vecchie e ricche masserie per possedere case monumentali in campagna. Dotata di un'immensa scalinata, colonnine e fregi delicati, appare solenne nella sua maestosità. Sulla costruzione è visibile, tra puttini festanti, lo stemma della famiglia con la scritta: "Et pace et bello". Il giardino ricco di siepi e di piante grasse è ben curato
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Villa Sangiovanni
Sita sulla provinciale Nardò - S. Caterina non si distacca molto dalle tipiche costruzioni locali. E' ariosa, ben suddivisa e con ampi giardini, sia nella parte anteriore sia in quella posteriore. Superato il cancello principale si nota subito un'ampia porta che dà luce al salone. Esso conduce nello studio, dove una maestosa libreria, dotata d'antichi volumi, fa bella mostra di sé. Appeso alla parete si può ammirare l'albero genealogico della famiglia Sangiovanni (il nome più antico è Raul, il più recente: Raffaella). La villa è stata costruita nel 1920 e, sulla facciata, c'è anche lo stemma del casato. Tre arcate ed un bel fonte battesimale.

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Villa Venturi
La costruzione risale alla fine del secolo scorso ed i primi anni del 900. Fu acquistata dalla famiglia Venturi e ricostruita nel 1927 sul progetto elaborato dagli architetti Francesco Caroli e Ciro Castrignanò. Come tutte le altre ville anche questa fu requisita dall'esercito alleato, nella seconda guerra mondiale, per ospitare le truppe e gli ebrei che erano sfuggiti alle persecuzioni naziste. Le stanze ampie, accoglienti sono ornate con dei bei quadri.

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Villa del Vescovo
Questa villa fu costruita come residenza estiva del vescovo tra gli anni che vanno dal 1755 al 1838, per volontà dei monsignori Marco Petrucelli e Salvatore Lettieri. Di tipo neoclassico presenta timpani triangolari, sulle finestre del piano superiore. Il cornicione è a mensole. Le decorazioni sotto le finestre del piano terra ricordano il barocco leccese. Sull'ampio portone domina un emblema vescovile. Il lato posteriore lascia ammirare un lungo loggiato sostenuto da cinque arcate, all'estremità delle quali appaiono due garitte.

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