DOSSIER TURISMO
di Luigi NANNI

Molto positiva la stagione turistica del Salento e del resto della Puglia nello scorso anno con la favorevole coda del turismo invernale (5 per cento di presenze di vacanzieri, in aumento di tre punti percentuali che frutta alla regione il sesto posto nella speciale classifica di gradimento nazionale).
Per il futuro, a partire dalla imminente stagione, tutti gli indicatori sono orientati su risultati ancor più importanti, persino superiori ai dati statistici della stagione, che hanno registrato un incremento medio del 20 per cento rispetto all'anno precedente.
Bisogna, tuttavia, saper leggere i dati, pensando più alle cose da fare (e che non sono certamente poche) che adagiarsi su quanto fatto, sia pur importante. Da tempo il turismo pugliese riceve grande favore da un'utenza interna e internazionale.
A questa situazione evolutiva hanno concorso (tenendo comunque presente che, sostanzialmente, il fenomeno riguarda gli ultimi due decenni), qualche indovinata campagna pubblicitaria e la consapevolezza di un'occasione da non perdere in termini di cultura ed economia.
Su tutto, naturalmente, il ruolo decisivo dell'offerta del patrimonio storico-artistico e naturalistico-ambientale, rispetto al quale il Salento e l'intera Puglia hanno molto da dire. A confermarlo, c'è l'autorevole recente studio del Touring Club italiano sugli "attrattori" potenziali che riguardano il flusso turistico con la previsione di un raddoppio degli arrivi in tutto il Sud.
I benefici, volendo credere allo studio, sarebbero molteplici: flussi finanziari, aumento dei posti di lavoro (40mila unità circa). Di qui la sostanziale trasformazione della cultura politico-amministrativa nel nostro Paese.
Vale a dire che è tempo di puntare con convinzione sul turismo che è l'unica industria in Puglia con reale possibilità di crescita. La Puglia dovrà, però, migliorare la diversificazione della sua offerta, dei cosiddetti "turismi", a cominciare da quello balneare che ha raggiunto la sua fase "matura", ma altri comparti (turismo d'arte, congressuale, scolastico, termale) hanno molte carte da giocare. Senza dire dell'agriturismo, vera novità in forte crescita (nella sola provincia di Lecce, sino al dicembre 1999 risultavano iscritti 220 operatori fonte Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura della Regione Puglia).
A questo punto si pone un problema decisivo rispetto alla definitiva conferma dell'area, come viene detto, a "vocazione turistica". Nel senso di passaggi ineludibili sotto forma di massicci investimenti. A cominciare dai trasporti, vera palla al piede del turismo pugliese e salentino in particolare. Una situazione pesante che riguarda il trasporto su gomma e su rotaia della Sud-Est e non solo (in pochi anni ha perso metà dei suoi utenti), quello aereo, fin troppo limitato, anche se all'orizzonte si prospetta qualche timida novità (possibile apertura al traffico civile dell'aeroporto di Galatina ). Su questo si gioca la partita decisiva. Si rischia, in mancanza di importanti investimenti nel settore, di rendere irrealizzabile l'obiettivo della "qualità totale".
Finora la Regione Puglia non ha fatto tutto quello che serviva al turismo. Poco spazio al settore nell'ambito dei Por, non ha ancora trasferito una serie di funzioni agli enti locali, non ha riconosciuto le Pro Loco. Certamente la recente approvazione della legge quadro per il turismo favorirà la creazione di un disegno strategico del settore, con il possibile intervento dell'imprenditoria locale, finora restia a investire in mancanza di progetti calati all'interno di un sistema. Infatti, la legge che pure prevede risorse e fondi di sostegno, ha come primo obiettivo la creazione di un sistema integrato. Cominciando a sfruttare tutte le opportunità. La legge 488, col prosieguo nel 2001, è stata allargata anche alle imprese turistiche. C'è anche dell'altro: il credito d'imposta per le aziende meridionali, senza dimenticare i fondi strutturali comunitari; infine nella legge quadro regionale è stato inserito un fondo di cofinanziamento per la creazione di sistemi turistici(405 miliardi). Una prospettiva che assegna all'industria turistica, intesa come obiettivo e sistema integrato di offerta pubblico-privato, un ruolo fondamentale nel Documento di programmazione economica e finanziaria 2000-2003, con lo scenario strategico di riferimento che è quello definito dal Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006, al quale appunto il Documento si riferisce, per quanto riguarda l'articolazione delle linee di intervento pubblico. Come si vede una serie di opportunità che bisogna saper cogliere. Infine, un'ultima annotazione, importante al pari delle altre, che riguarda la questione sicurezza. Ebbene, il turiamo, più di ogni altra attività, è incompatibile con la mancanza di sicurezza, con al presenza del crimine più o meno organizzato (negli ultimi tempi la situazione in Puglia si è aggravata). Su questo punto c'è una colpevole sottovalutazione. Ma che dire (un solo esempio) di una città come Bari, peraltro attivissima in tanti campi, che subisce da fin troppo tempo la pressione delle mafie locali e la vergogna dello scippo sistematico a danno dei turisti?
Non parlarne, non volerlo fare, serve solo a peggiorare la situazione.

 
   
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