Un giro per Nardò

05.12.2001

UN GIRO PER NARDO'
(prima parte)

di Claudio Cito
immagini di A. Ronzino

Foto di A. RonzinoNardò è una ridente città della provincia di Lecce, al sud d'Italia, in Puglia. Delle importanti vie di comunicazione la collegano a Brindisi, Bari, Santa Maria di Leuca, Gallipoli ed Otranto. I suoi 20 chilometri di costa sono, generalmente, basse e frastagliate. Il clima è mite ed assolato per quasi l'intero anno e questo la rende degna di ferie distensive e corroboranti. L'economia della città si basa essenzialmente sull'attività di vendita al minuto, piccole imprese industriali e turistiche.
La sua storia è molto antica. La città, fondata forse dai Messapi, prese, dapprima, il nome Nerito (dal greco nar=acqua), poi Neretum, sotto i Romani che la elessero centro balneare a causa dell'Emporium Naunia, (che era presso l'odierna S. Maria al Bagno) ed infine Nardò. Alla caduta dell'Impero Romano passò sotto il dominio dei Longobardi, poi dei Bizantini ed infine degli Svevi. La presenza dei monaci Basiliani e poi, dei Benedettini, le permise di divenire centro diocesano. Durante la dominazione sveva fu sotto il controllo della famiglia Gentile, mentre sotto il Duca D'Angiò, i dominatori della città divennero i Del Balzo; infine, a partire dall'epoca di Ferdinando, la città fu sotto il dominio dei conti Acquaviva (di Conversano). Questi la gestirono fino agli inizi del secolo XIX tra vicende alterne e drammatiche che videro altri dominatori quali Spagnoli e Francesi. Più volte il popolo neritino si ribellò ai tiranni, soprattutto contro il conte Gian Girolamo Acquaviva, il Guercio di Puglia. Una delle più celebri sommosse fu quella dei lavoratori agricoli, nel 1920, che condusse alla Repubblica di Nardò. Ci fu infine l'adesione al Regno d'Italia. Nel corso della sua storia (dal X al XVIII secolo) la città ha avuto un'intensa vita culturale, animata dalla cultura e dai grandi talenti quali Antonio De Ferraris, detto il Galateo e Ruggero Pazienza, autore del "Balzino", l'unico documento salentino in lingua volgare, conservato nella Biblioteca dell'Università di Perugia (Umbria). Fu anche sede delle accademie "Del Lauro" e "Degli Infimi Ritrovati". Il periodo più fecondo si estende dal XV al XVIII secolo è caratterizzato da molteplici monumenti in stile tardo barocco.

 
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