Gravidanza e puerperio nella medicina popolare

di Marcello Gaballo

Se una donna durante la gravidanza avesse bevuto in un otre il parto sarebbe stato sicuramente difficoltoso.
Non poteva neppure tenere al collo catenine o collane, che avrebbero causato un attorcigliamento del funicolo ombelicale sul collo del bambino, con conseguente morte per asfissia durante il parto.
Secondo una credenza popolare se la madre e il figlio sono nati entrambi in un anno bisestile, quest'ultimo sarà sfortunato in vita, così come lo sarà anche quello concepito in un anno bisestile.

In passato le donne della nostra terra per vergogna non ostentavano mai la gravidanza se non quando si fosse al V-VI mese, in quanto indice di inevitabile attività sessuale col coniuge e di poca serietà.
Lo sapeva solo il marito, la madre e la suocera. Tanto peggio se la donna non fosse sposata.
In tal caso si fasciava il ventre per celare l'evento, fino ad arrivare al parto senza che nessuno avesse mai saputo nulla dello stato "interessante".

Chi seguiva la donna nel corso della gravidanza era sempre l'ostetrica, riservando il consulto medico solo per i casi difficili. Quando ci si sarebbe dovuti rivolgere al medico, lo si sarebbe fatto di nascosto dalle curiose vicine di casa e dai parenti, che venuti a conoscenza, sarebbero stati portati a pensare a "malattia fiacca".
Di analisi cliniche o visite di controllo neanche a parlarne, perché, sempre per il popolo, solo le donne sane e forti avrebbero potuto condurre a termine una gravidanza.


   
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