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Medicina
popolare: alcuni rimedi 
di
Marcello Gaballo
L'acetosella, nota al popolo come "pane e 'citu",
simile al trifoglio, veniva utilizzata per guarire dalla
scròfola, un' infezione suppurata dei linfonodi.
Con
le foglie della pianta, cotte ed impastate con lo strutto
di maiale, si otteneva un cataplasma che si spalmava sulla
parte interessata e si lasciava agire per almeno un giorno.
"Fre' ti piettu": cosi' era detta la febbricola
che si manifestava nella madre ai primi giorni della lattazione.
La "fre' ti pilu" si riteneva causata dalla presenza
di qualche pelo nei condotti del latte, tale da impedirne
la normale fuoriuscita.
In entrambi i casi si ricorreva ad una cura con impiastri
di finocchio e cavolo sulla mammella, salvo che non si
fosse provveduto da sole o con l'aiuto di persone esperte,
a succhiare il pelo dal capezzolo (che in tal caso, guarda
caso, erano solo uomini).
Per attenuare il gonfiore delle mammelle si adoperava
il cataplasma di semi di mela cotogna ("cutugnu"),
ottenuto facendo bollire i semi in poca acqua fino all'
esaurimento di questa.
I piu' acculturati disintossicavano il fegato bevendo
l' acqua in cui erano state cucinate verdure o il decotto
ottenuto facendo bollire in una "pignata" un litro d'
acqua e la pianta della gramigna ("la cramegna"),
compresi i rizomi, dolcificato con zucchero.
Secondo altre versioni il decotto doveva esser bevuto
amaro, tutti i giorni, di mattina.
Altro incredibile rimedio per le malattie del fegato consisteva
nel bere la propria urina o nell' applicare delle sanguisughe
su tutto il corpo ogni tre-cinque ore.
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