| I
rimedi della nonna di
M. Gaballo |
25.11.2001
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Per
favorire il sonno dei figlioletti vivaci le mamme
di una volta spropositatamente davano loro da bere
un infuso di "papàuru giallu" (papavero
giallo), i cui semi venivano raccolti dalle piante
che ancora oggi crescono sopratutto nelle localita'
di mare....continua |
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| Cose
Nosce - lu pupiddhu di
M. Gaballo |
22.09.2001
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Cosi'
e' volgarmente chiamato lo zerzo (smaris alcedo),
un pesce della lunghezza di circa 20 cm., pescato
tutto l'anno e sempre presente sulla tavola dei
salentini per il suo basso costo. Ha un corpo ovale,
fusiforme, con piccole squame e una chiazza nera
in mezzo ai fianchi. In primavera, quando sta per
unirsi alla sua "fimmineddha"... continua
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| Cose
Nosce di M. Gaballo |
01.07.2001
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Fino
a circa 50 anni fa i giovani neretini erano soliti
andare in giro per le masserie sparse nel territorio
in occasione della festivita' di S.Lazzaro (maggio).
Al suono delle chitarre, dei mandolini o dei tamburrelli,
cantavano concludendo con il seguente stornello:
"Santu Lazzaru mia piatusu, 'na pezza di casu
o 'nu pilusu", per chiedere formaggio o perlomeno
"'nu pilusu"... continua
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| I
cosmetici per la pulizia della pelle di
M. Gaballo |
13.06.2001
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La
natura, fra i tanti rimedi, fornisce anche quelli
utili per la pulizia delle pelle, che dai nostri
avi la si voleva bianca e lucida, "comu queddha
ti li signure", ritenendo la pelle scura e
abbronzata un segno di popolanita' e propria delle
contadine. Le nostre nonne raccoglievano la linfa
della vigna ancora verde in un vasetto ben pulito,
per spalmarlo poi, in modiche quantita', sulle macchie
della pelle esposta a lungo al sole cocente....continua
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| L'allattamento
nella medicina popolare di
M. Gaballo |
13.06.2001
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Le
madri che non avevano latte da dare ai figlioletti
appena nati ricorrevano, come in tutto il mondo, alle
balie.
Era un "lusso", quello del baliatico ("li
nutrizze"), che potevano permettersi solo le
famiglie più agiate, che pagavano le prestazioni
con denaro o con alimenti per la balia per tutto il
periodo dell'allattamento. Se non vi erano nutrici
disponibili si alimentava il neonato con il latte
dell'asina... continua |
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| Gravidanza
e puerperio nella medicina popolare di
M. Gaballo |
08.06.2001
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Se
una donna durante la gravidanza avesse bevuto in
un otre il parto sarebbe stato sicuramente difficoltoso.
Non poteva neppure tenere al collo catenine o collane,
che avrebbero causato un attorcigliamento del funicolo
ombelicale sul collo del bambino, con conseguente
morte per asfissia durante il parto.... continua
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| Ricette
da "La cucina di nonna mia" |
01.06.2001
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Purpu
a pignatu (polpo nel
pentolo di terracotta)
Ingredienti: "purpu", prezzemolo, pomodoro,
olio, cipolla, pepe intero ad acini.
Preparazione;
si prende il polpo, si sbatte (operazione detta
fricciatura) per renderlo tenero contro un macigno
(meglio contro gli scogli), si taglia a pezzi
e si lava.
Si mette poi in una pignata con prezzemolo, pomodoro,
olio, cipolla, senza acqua... continua
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| Ricette
da "La cucina di nonna mia" |
25.05.2001
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Patate
cu l'aunu scappatu (patate con l'agnello scappato)
Ingredienti:
Patate, cipolla, olio, sale, pepe, prezzemolo, alloro,
mezzo bicchiere di vino rosso.
Preparazione:
si tagliano le patate a rondelle e si sistemano
in una teglia, si aggiunge la cipolla, l'olio, il
sale, il pepe, il prezzemolo e l'alloro e si bagna
il tutto con il vino.... continua
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COME
VORREMMO CHE FOSSE PIAZZA SALANDRA
di S. Pagliula |
11.05.2001
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Piazza
Salandra è il fulcro intorno al quale s'irradiano
tutte le antiche e moderne costruzioni della città.
Le sue origini risalgono al XIV sec., epoca cui appartiene
anche il suo edificio più antico:il Sedile,
nato come sede del governo cittadino e attualmente
dato in gestione ad un circolo privato. Col passare
del tempo, intorno.... continua |
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| MEDICINA
POPOLARE di Marcello Gaballo |
02.04.2001
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L'acetosella, nota al
popolo come "pane e 'citu", simile al trifoglio,
veniva utilizzata per guarire dalla scròfola, un'
infezione suppurata dei linfonodi.
Con le foglie della pianta, cotte ed impastate con
lo strutto di maiale, si otteneva un cataplasma
che si spalmava sulla parte interessata e si lasciava
agire per almeno un giorno.
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