30.08.2001

Le Trozze - Sistemi di approvvigionamento idrico

tratto dalle Trozze di F. Orlando

L'origine delle acque sotterranee come abbiamo già detto trovano il loro maggiore apporto dalle precipitazioni atmosferiche, tale affermazione fu accettata dalla scienza solo intorno al 1700, prima si supponeva che le acque marine attraverso cunicoli penetrasse all'interno dei monti ed addolcita per filtrazione attraverso gli strati di roccia; Aristotele addirittura credeva che l'aria attraverso i monti si trasformasse in acqua, teoria non del tutto errata, difatti la condensazione diretta del vapore acqueo negli interstizi della terra genera la formazione di acqua, sembra addirittura che sia stato utilizzato in tempi passati, attraverso accumuli di pietra calcarea alti sino a 30 metri con diametro di metri 10 costruiti sulle cime dei monti, quindi è noto che sin dall'antichità l'uomo ha sempre ricercato di approviggionarsi di questo bene insostituibile a tal punto di condizionare persino la scelta del sito per stabilire la sua dimora.
Così avvenne certamente 40.000 anni fa quando nella penisola salentina si stabilirono i primi uomini, scegliendo proprio quei luoghi con la presenza di acqua, non a caso i maggiori insediamenti preistorici nel Salento si trovano proprio ubicati, dove ancora oggi sono presenti, anche se di modesta portata numerose sorgenti di acqua dolce, riscontrabili attualmente lungo la fascia costiera .
Nel periodo Romano si incanalavano i corsi dei fiumi in giganteschi acquedotti mentre nei territori privi di torrenti, si scavarono pozzi sino ad intercettare la esigua falda freatica di carattere per lo più stagionale, o comunque insufficiente, a supporto si costruirono le cisterne, con lo scopo di raccogliere l'acqua piovana o di immettervi quella attinta dai pozzi .
Le cisterne furono costruite utilizzando nel corso dei secoli diverse tecniche, le più antiche furono quelle a sezione trapezoidali scavate su terreni calcarei, con la base inferiore più grande rispetto a quella superiore, tale tecnica permetteva la copertura della cisterna con semplici blocchi monoliti, di facile reperibilità e trasporto.
Altre vennero edificate totalmente in muratura con la volta a botte, il cui massetto a pendenza permetteva di convogliare le acque dentro la cisterna stessa, sulla volta poi veniva lasciata una apertura protetta da un parapetto dal quale si faceva scendere con una corda il recipiente per attingere l'acqua.
Per poter soddisfare le esigenze domestiche ogni casa era dotata della propria cisterna, a volte in particolari tipologie abitative per utilizzare in modo razionale lo spazio, all'interno della corte se ne costruiva una sola a servizio di più famiglie.
Nelle campagne con l'incremento dell'attività agricola e della pastorizia l'acqua raccolta nelle cisterne si rendeva sempre più insufficiente, tanto chè si dovettero costruire dei pozzi la cui escavazione terminava quando veniva intercettata la prima falda freatica.
Nella zona di Nardò è facile trovare questi pozzi solitamente scavati in terreni friabili, che successivamente venivano rivestiti con conci di pietra per assicurare prima la stabilità del pozzo e poi il drenaggio delle acque stesse, di solito questi pozzi non superavano la profondità di 10 metri, concentrati solitamente in terreni posti in aree endoreiche.
I pozzi realizzati venivano chiusi da un lastrone di pietra con un foro di circa 40 cm. collocato su un parapetto in muratura o a livello di campagna.
Dove la natura geologica non permetteva l'emungimento attraverso pozzi, (presenza di argille, terreni prossimi alla costa ed al livello del mare) si ovviava all'inconveniente costruendo delle gallerie sotterranee scavando nel banco di calcarenite evitando di intaccare l'argilla sottostante proprio per evitare la commistione tra l'acqua dolce con quella di mare, da notizie avute queste gallerie venivano intercettate in superficie dopo una quarantina di metri di percorso attraverso prese d'aria, successivamente utilizzate per estrarre l'acqua.
Spesso si eseguivano dei veri e propri camminamenti sotterranei lunghi oltre 150 metri, queste manifestazioni di approvvigionamento idrico sono state individuate in feudo di Gallipoli, in località Fontanelle e San Leonardo e vengono chiamati attualmente "Formali" da alcuni elementi trovati nel loro interno possiamo ipotizzare la loro utilizzazione sin dalla epoca Romana o Greca, non conosciamo la provenienza linguistica del toponimo.

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