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LE VORE DI BARBARANO
29.10.2001
LE VORE
DI BARBARANO
(prima parte)
del
Gruppo Speleologico Neretino
Le
Vore di Barbarano sono certamente due tra le più importanti e note cavità carsichedella
Provincia di Lecce. Sono ubicate presso la periferia del centro abitato di Barbarano,
frazione del comune di Morciano di Leuca. Distano circa 300 m l'una dall'altra
e sono note con il nome di Vora Grande (quella posta più a sud) e Vora Piccola.
Sono entrambe catastate, già dagli anni '60, presso il Catasto delle Grotte
della Puglia, gestito dalla Federazione Speleologica Pugliese.
Dati
topografici
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VORA
GRANDE
|
VORA
PICCOLA
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| N°
catastale |
Pu114
|
Pu115
|
| Longitudine
* |
5°
52' 8''
|
5°
52' 1''
|
| Latitudine
* |
39°
51'46''
|
39°
51' 50''
|
| Quota
s.l.m. |
128
m
|
129
m
|
| Dislivello
massimo |
-33,9
m
|
-25,0
m
|
| Superficie
della base |
970
mq
|
240
mq
|
| Data
ultimo rilievo topografico |
1995
|
2000
|
*
Cartografia: I.G.M. 1:25.000 - Foglio 223 Presicce I SO. Longitudine Est dal
Meridiano di Monte Mario.
Note
geologiche, morfologiche ed ecologiche
Le vore
si aprono nel pianoro compreso tra la Serra di Morciano (Serra Falitte) e la
Serra di Montesardo, pianoro che si estende lineramente per oltre 20 km in direzione
NO-SE, da Taurisano al Capo di Leuca. La roccia carbonatica affiorante sulle
serre è cretacica ed ascrivibile alla formazione dei Calcari di Melissano. Nel
pianoro invece si rinvengono le più recenti Calcareniti del Salento, di età
pleistocenica; secondo la Carta Geologica d'Italia in scala 1:100.000, tale
formazione sarebbe direttamente sovrapposta ai calcari cretacici. Però, con
ogni probabilità tale modello stratigrafico è alquanto semplificativo: è probabile,
infatti, la presenza di formazioni mioceniche e plioceniche interposte tra le
calcarenti affioranti ed i calcari.
Comunque
le Vore di Barbarano si aprono interamente nelle Calcareniti del Salento, roccia
che nella porzione superficiale, e per una profondità massima di 5 m, è stata
interessata sino agli inizi del XX secolo, da un'attività estrattiva di pietre
da costruzioni, in tutta l'area delle vore. Questo è un fatto significativo,
dato che fronti di cava si rinvengono anche presso gli ingressi delle voragini,
e ciò potrebbe aver avuto delle implicazioni importanti nella formazione degli
ingressi di queste cavità carsiche. La profondità massima di Vora Grande e Vora
Piccola è rispettivamente di 34 e 25 m. Tuttavia vi sono dei dati discordanti
in letteratura: ad esempio, MARTINIS (1970) riporta profondità superiori di
circa 10 m per entrambe le voragini. C'è da notare, però, che rispetto al rilievo
topografico del 1967 realizzato dal Gruppo Speleologico Modenese non si evince
alcuna discrepanza metrica significativa.
Entrambe
le vore hanno una morfologia composita, dato che sono costituite da una camera
inferiore, con struttura a campana, a cui si sovrappone un vano di forma subcilindrica,
con pareti verticali. Tra queste due subunità morfologiche si evidenzia una
venuta d'acqua, in maniera diffusa, osservabile nella camera inferiore sotto
forma di stillicidio perenne. Questo fenomeno è alimentato dal drenaggio dell'acqua
di una falda superficiale posta a circa 20 m di profondità rispetto al piano
campagna. Lo stillicidio è responsabile della formazione di meravigliose concrezioni
stalattiche che ornano la parte sommitale della camera inferiore.
Tra i due
ambienti sono osservabili, inoltre, cunicoli suborizzontali non percorribili
per più di 5 m. La base di entrambe le vore è occupata da uno spesso cono detritico,
costituito da depositi clastici e da materiale di natura antropica (contenitori
metallici, stoffe, carcasse di animali, ecc.). Non vi è alcun proseguimento
sul fondo. Una passerella scavata lungo le pareti di entrambe le vore permette
al visitatore di raggiungere altezze intermedie all'interno, anche senza l'ausilio
di un'attrezzatura speleologica specifica. Gli ingressi sono ampi, con diametri
di 15 e 10 m, rispettivamente per Vora Grande e Vora Piccola. Questo garantisce
una illuminazione sufficiente e tale da permettere la colonizzazione di organismi
fotosintetizzanti fin sul fondo delle grotte. Comunque l'irraggiamento diretto
alla base si ha solo quando il sole è all'azimut e solo nel settore settentrionale;
per il resto lo spazio ipogeo si trova nella penombra perpetua.
L'umidità
è sempre elevata e la temperatura varia nell'arco dell'anno in un ristretto
range di valori. Per tali ragioni sul fondo delle vore si rinviene una flora
umbrofila ed igrofila, costituita dalla felce Asplenium scolopendrium, detta
"lingua di cervo", ed il muschio Mnium, specie queste altrove distribuite in
prevalenza sui rilievi, ma nel Salento esclusive dell'ambiente di grotta. Proseguendo
dal fondo delle vore verso l'esterno, tali specie lasciano il posto ad elementi
sempre più eliofili, cioè tipici dell'ambiente esterno, tanto che gli ingressi
delle grotte sono colonizzati da una vegetazione di macchia mediterranea. Per
quanto concerne la fauna, sono stati osservati alcuni esemplari di rospo (Bufo
bufo), escrementi di roditori e varie specie di insetti, mentre il passero
domestico (Passer domesticus) popola gli anfratti lungo le pareti delle
grotte. Non sono noti elementi faunistici spiccatamente troglofili.
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