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04.05.2001
GINO
GABRIELI
Gino
Gabrieli, pittore, scultore, disegnatore nasce a Macerata nel
1910 da genitori neritini e segue nella città marchigiana
i suoi studi in un istituto professionale d'arte avendo già
mostrato attitudine e spiccato interesse alle arti figurative.
Curioso era, in realtà, di ogni forma d'arte come ce
lo tramandano alcune testimonianze su alcune apparizioni, da
comparsa, nelle rappresentazioni teatrali e liriche del famoso
teatro "Sferisterio"; sembra però che fosse
più attratto più dalle scenografie e dai costumi
che dalla recitazione e dal canto.
Intorno ai 18 anni Gino Gabrieli ritorna a Nardò al seguito
della famiglia, iniziando una intensa attività artistica
che lo porterà ad unanimi apprezzamenti negli ambienti
degli intenditori e a una discreta notorietà tra i conoscitori
d'arte.
I suoi primi passi a Nardò li compie in sodalizio con
Michele Gaballo, apprezzato scultore, e con Gino Bove, talentuoso
pittore la cui fortuna non è stata pari alle capacità,
ed nella cittadina che ah dato i natali ai suoi genitori che
Gino Gabrieli lascia una cospicua parte della sua produzione
artistica. La chiesa di S. Antonio da Padova offre ancora oggi
alla vista del visitatore il soffitto interamente affrescato
da Gabrieli e il pulpito; la stessa chiesa conserva il quadro
della morte di S. Antonio.
Collabora con Michele Gaballo alla progettazione della Fontana
del Toro in Piazza Salandra addossata sul fianco della Chiesa
di San Domenico Nella zona lascia diverse altre sue opere, non
ancora tutte scoperte, disseminate nelle varie case di villeggiatura
o nelle masserie che i proprietari vogliono illeggiadrire con
affreschi di scene sacre o di richiamo agreste che Gabrieli
confeziona con sapiente tocco artistico. Ecco nascere la Madonna
bionda con Gesù Bambino, la Madonna dei mestieri in contrada
Brusca, la Madonna del Grappolo d'uva in contrada S.Angelo;
alcune di queste opere sono andate distrutte per la vetustà
delle pareti su cui erano state create, altre sono ancora sconosciute,
altre ancora sono state coperte da sacrileghe mani di calce
spalmate dall'ignoranza su opere di buon valore artistico che
in questi anni un giovane artista neritino Giuseppe Lisi, docente
all'accademia di belle arti di Lecce, sta cercando di individuare
e recuperare.
Gino Gabrieli lascia Nardò a 30 anni per la capitale,
dove accanto ad un lavoro come progettista e disegnatore in
una impresa industriale del settore petrolifero, prosegue la
sua attività artistica che lo porta ad esporre, in numerose
collettive, a fianco di pittori che diventeranno famosissimi
come Purificato, Omiccioli, Tamburi, Vespignani, Morandi, De
Pisis, Fantuzzi, Guttuso, De Chirico.
La sua cifra artistica originale e varia lo avrebbe portato
sicuramente a maggiori soddisfazioni se la morte non lo avesse
colto a soli 49 anni dopo una malattia che ne aveva prima limitato
e poi bloccato per 10 anni la produzione artistica.
La critica si è espressa ripetutamente in modo positivo
sull'opera di Gino Gabrieli, arte che risente dei temi propri
di una terra che, pur non avendogli dati i natali, era sempre
quella di origine che l'artista onora prendendo ad elemento
dominante dei suoi paesaggi campestri l'ulivo; negli squarci,
nelle nodosità, nelle torsioni degli antichi e possenti
tronchi riecheggiava i tormenti dell'animo sensibile e delle
chiome solenni e mareggianti al vento ne condivideva l'anelito.
Chissà quali vibrazioni scuotono l'anima tormentata dell'artista
di fronte allo spettacolo delle chiome squassate dallo scirocco
impetuoso o udendo il torcersi dei tronchi dilaniati dal fulmine
dei temporali.
Il valente critico Mariani sintetizza il giudizio su Gabrieli
con icastica concisione: "Piace in questo disegnatore
la varietà del segno per il quale la sottile linea marginale
limita con pungente finezza un nudo; ma anche il grasso segno
di carbone o matita hanno ugual diritto ad interpretare il tondeggiare
degli oggetti o delle demoniaca contorsione degli ulivi nelle
abbacinate campagne di Puglia".
Oggi le opere di Gino Gabrieli sono ricercate e la loro quotazione
è di tutto rispetto nel segno di un talento che solo
una morte prematura e la lunga malattia che la precedette hanno
potuto comprimere.
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