29.09.2001

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA?
di Lorenzo Lomartire

 

Credo proprio che questo settembre del 2001 rimarrà impresso nella mente di molti, per due ragioni fondamentali. La prima, più importante, ci riporterà alla memoria quel maledetto martedì 11 che ha cambiato, come ha già detto qualcuno, il corso della storia. Mi riferisco al terribile attentato alle torri gemelle del World Trade Center ed al Pentagono. Non mi soffermo a parlare di ciò che ha rappresentato a livello mondiale quell'avvenimento, non perchè il tema non sia interessante, al contrario, ma perchè altrimenti si dovrebbero fare delle considerazioni politiche, ideologiche, religiose e si andrebbe per le lunghe. Dico soltanto che per me, che ho avuto la fortuna di non vivere la tragedia della Seconda Guerra mondiale, quell'attacco ha rappresentato un vero colpo alla civiltà, alla libertà ed alla democrazia. La seconda ragione per la quale questo settembre non sarà dimenticato è legata alla crisi dei mercati finanziari mondiali. Non si può certo dire che prima le cose fossero andate bene, anzi, questi mesi del 2001 erano già stati avari di soddisfazioni ma, come si suol dire, alle volte piove sul bagnato. Gli attacchi a New York non hanno fatto altro che dare il colpo di grazia ai mercati che erano già moribondi (anche questo era uno degli obiettivi dei terroristi). Nei giorni successivi agli attentati, nonostante Wall Street fosse chiusa, nel resto del mondo si sono scatenate le vendite. Anche dopo la riapertura della borsa americana (che era rimasta chiusa per quattro giorni) le cose sono andate male. Non è bastato, infatti, l'intervento di Alan Greenspan, Presidente della Federal Reserve e di Duisenberg, Presidente della Banca Centrale Europea, che, per evitare il tracollo dei mercati erano intervenuti tagliando i tassi di 50 punti base. Lunedì 17, primo giorno di riapertura, il Dow Jones chiudeva con un calo del 7%. Poi è successo di tutto: titoli sospesi più volte per eccesso di ribasso, indici di borsa che segnavano in tutto il mondo meno cinque, meno sei, come se niente fosse. Vero e proprio panic selling, come dicono gli addetti ai lavori. Sembrava che non ci fosse più nessuno disposto a comprare mentre tutti volevano solo una cosa: vendere. Anche la nostra piazza Affari non è andata bene anzi, si è comportata peggio delle altre Borse. Vediamo ora di fare delle considerazioni. E' fuor di dubbio che chi era fortemente esposto sull'azionario ha subito dei pesanti ribassi, ma è anche vero che una perdita diventa tale solo quando si vende ad un prezzo inferiore all'acquisto. In altre parole chi ha avuto il coraggio di restare calmo e freddo e tenere i titoli in portafoglio, non ha ancora capitalizzato la perdita ma ha subito, per ora, un forte ribasso. Il prolblema, in questi casi, deriva dal fatto che ci si fa prendere (anche forse un po' giustamente) dall'emotività. Con questo non voglio dire che non bisognava assolutamente vendere, tanto è vero che chi lo ha fatto prima del tracollo di settembre può senz' altro essere contento di aver operato bene. Quelli che invece hanno venduto nel bel mezzo della bufera, potrebbero rimanere delusi se i mercati dovessero riprendersi (cosa che speriamo tutti). In effetti nei primi giorni di questa settimana le Borse hanno messo a segno dei discreti rialzi, ma è ancora presto per dire che è tutto finito. L'importante è che forse il peggio potrebbe essere passato!

   
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