14.04.2001

Le Allegorie del Centro Storico

di Graziano De Tuglie

All'osservatore attento del centro storico neritino non sfugge la profusione di immagini mitologiche che correda le facciate dei palazzi e ne decora gli elementi architettonici con un trionfo di cariatidi e maschere allegoriche.
Apposte su porte e portoni, balconi e finestre come elemento decorativo, su pilastri e angoli per illeggiadrire e mimetizzare elementi costruttivi necessari alla soliditą dell'intero edificio, le maschere ed i mascheroni, circondati da elaborati cartigli, assumono un funzione scaramantica.
Infatti, la maschera ha un ruolo centrale nel rito esorcizzante delle paure e dei timori pił ancestrali, utilizzata fin dall'antichitą ha ancora oggi una valenza notevole nelle societą orientali (si pensi al Giappone) come elemento propiziatorio e beneaugurante.
L'apposizione di queste figure sulle facciate dei palazzi e lungo i viali d'ingresso di numerose ville extraurbane ha una funzione di difesa e di scongiuro meccanismo con cui l'edificio viene protetto dalle cattive intenzioni o dalla invidia degli estranei.
Esse sono in larga parte apposte sull'architrave, o soglia, della principale porta di accesso all'edificio con la specifica funzione di allontanare gli influssi magici maligni esercitati dagli estranei verso gli abitanti della casa o pił in generale verso i componenti della famiglia o del casato.
L'aspetto delle maschere muta da casa a casa, da periodo storico a periodo storico e trova modo di esprimersi in numerose forme.
Un esempio particolare si trova nella villa extraurbana denominata "Lu Scraceta" dove numerose cariatidi, oggi purtroppo asportate o distrutte ma ancora ben visibili fino all'inizio degli anni ottanta, fiancheggiano il viale d'ingresso con aspetto mostruoso e terrificante con l'intento di porre in soggezione e di incutere rispetto ai visitatori.
Simili, per molti versi, alle maschere mostruose del giardino dei mostri di Bomarzo in Villa Lante a Bagnaia di Viterbo, queste cariatidi sono in realtą la rivisitazione di un dio egiziano, Bes, raffigurato in forma di nano o pigmeo anche in altri luoghi del Salento anche se non nel numero dello "Scraceta" dove, prima della ignobile distruzione, si contava una doppia fila di dodici cariatidi affacciate le une alle altre.
Le altre figure, nel centro urbano, rappresentano elementi scaramantici come i volti metą uomo e metą animale con grosse bocche da cui fuoriescono vistose lingue, contro la maldicenza, o con gli occhi strabici, contro il malocchio; altra categoria di maschere sono quelle portatrici di allegorie pił sottili, come i volti di vecchi indicanti saggezza, cultura, prestigio e autorevolezza o come i volti di giovani donne inghirlandate ad esprimere famiglie caratterizzate da una severa dirittura morale e da una rigida educazione qualitą incarnate dalla purezza delle giovani donne.
Ancora si potrebbe indicare nelle figure di putti o di donne l'auspicio della prosperitą dell'abbondanza e della qualitą dei raccolti.
Oggi siamo ancora in grado di ammirare molti di questi elementi figurativi carpendone il significato, ma ancora possiamo rimanere abbagliati dalla pregevole fattura e dalla maestria degli scalpellini che hanno saputo plasmare la pietra leccese con un'arte che non sfigura davanti a nessuna opera di grandi maestri. E' questo uno dei tanti prodotti di quell'artigianato colto della pietra, del legno e del ferro che ha fatto grande l'Italia disseminandola di questi prodotti artigianali che mostrano a tutti quanto sottile sia la linea di demarcazione che separa l'arte dall'artigianato.

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