"Animalia tenebrarum"

Cuezzi mari (pietre amare)
Fuecu, quandu camini…
di Emanuela Rossi e Salvatore Inguscio


Salento: mare, spiagge, albe e tramonti su un mare blu blu blu.
Tra poco, se saremo bravi, faremo dimenticare Sardegna e Romagna a chi vuole organizzare balli, cene e feste da capogiro.
Sì, perché qualcuno finalmente si è accorto di quanto sia bella la terra quaggiù.
Fa riflettere il fatto che già al tempo dei Romani questi lidi fossero saccheggiati e che l'entroterra fosse violato e depredato.
Bè, la storia non è cambiata.
Tra gli sbarchi dei nuovi schiavi, i furti di reperti archeologici ma anche di decorazioni architettoniche (balconi, trozze) fino ad arrivare ai muretti a secco (!), oggi il Salento rispetta in pieno la sua fama di terra di confine, dove non vale la legge di quelli di qua ma nemmeno di quelli di là.
Se poi vogliamo parlare anche di certe usanze di chi dovrebbe amare questa terra più degli altri (i salentini stessi), forse ci "scuresce lu core".
Eppure questa roccia, il calcare, è preziosa.
Certo c'è calcare e calcare, c'è la calcarenite friabile con cui hanno adornato Lecce e ci sono i cuezzi mari, le pietre dure, che costa sudore togliere dai campi; ci sono le rocce fatte di coralli, conchiglie, pesci fossili e le pietre infisse nel terreno, i menhir. Bellissime sono le tombe messapiche scavate interamente nella roccia, bellissimi i dolmen, le torri di avvistamento, le masserie, i furnieddhri, bellissimi i muretti a secco.
La natura del Salento non potrebbe fare a meno di queste pietre, e nemmeno noi, che amiamo ascoltarle parlare per poi parlare di loro.
I contadini invece le vorrebbero eliminare, un colpo di bacchetta magica e via, niente più pietre, solo terra grassa da coltivare.
E niente querce, niente cisti, niente lentisco e mirto.
L'imperativo allora è spietrare, ma soprattutto bruciare.
Così capita sempre più spesso di vedere terre nere, fumanti, bruciacchiate.
Il fuoco taglia le strade perché si bruciano anche le sterpaglie ai bordi dell'asfalto; il fuoco impoverisce il suolo, seleziona piante spinose sempre più difficili da estirpare, ferisce la vite, danneggia le coltivazioni, uccide volpi, tassi, ricci, serpenti...
Al ministero dell'Agricoltura si sono divertiti a calcolare la percentuale di incendi dolosi sul totale dei fuochi rilevati. Pare che nel 2001 oltre il 90% sia dovuto all'uomo. Ci conforta un fatto: rispetto agli anni precedenti il numero di incendi è in diminuzione.
O forse è rimasto poco da bruciare?
Non pensiamo male del mestiere del contadino e nemmeno invidiamo il vip in vacanza assediato da fan e paparazzi ma, se la strada intrapresa è questa, non resterà niente, niente per noi che vogliamo vivere in questa terra e niente da offrire a chi vuole venire a trovarci.


 
   
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