L'inquinamento delle aree carsiche

09.03.2001

L'inquinamento delle aree carsiche

di Emanuela Rossi e Salvatore Inguscio

La Puglia è formata prevalentemente da rocce carbonatiche, ossia costituite da carbonato di calcio. Questa sostanza può essere sciolta dall'acqua e in misura maggiore dall'acqua arricchita di anidride carbonica. Tale fenomeno è chiamato carsismo. In seguito all'azione di erosione e corrosione delle acque sulla roccia carbonatica, si originano spazi vuoti sotterranei di varie dimensioni, come le grotte. Queste non costituiscono un ambiente separato ed indipendente dal mondo superficiale ma sono parte integrante della natura. Inoltre sono vie preferenziali per raggiungere le acque sotterranee. In un territorio carsico si distinguono zone di "assorbimento disperso", in cui l'acqua è assorbita attraverso migliaia di microfratture, e zone di "assorbimento in massa", come gli inghiottitoi, dove l'acqua entra in grande quantità. Una volta penetrata sottoterra l'acqua segue la massima pendenza, sfruttando ogni minima pendenza. Il suo percorso subverticale si interrompe in corrispondenza di strati impermeabili che, per gran parte della Puglia, sono rappresentati dall'acqua di mare. Infatti, l'acqua dolce, più leggera, galleggia su quella salata. Il suo percorso suborizzontale, termina, anch'esso, in corrispondenza del livello del mare, a quota 0 m. Da queste caratteristiche idrogeologiche delle zone carsiche deriva la loro fragilità: qualsiasi sostanza si butti in superficie arriverà prima o poi alle acque sotterranee, compresi gli inquinanti, ossia le sostanze capaci di modificare le caratteristiche chimico-fisico-biologiche di un ambiente. In Puglia sono quasi del tutto assenti i fiumi superficiali mentre il sottosuolo è ricco di acqua, che rappresenta una risorsa indispensabile per i nostri fabbisogni e per quelli delle generazioni future. Questa grande risorsa purtroppo è già seriamente compromessa, da una parte dallo sfruttamento intensivo di captazione tramite i pozzi, dall'altra dalla dispersione incontrollata o addirittura volontaria di vari inquinanti. Per quanto riguarda i pozzi, soprattutto quelli vicini alla costa, se utilizzati intensamente possono richiamare acqua salata e creare turbolenze sotterranee che vanno a ripercuotersi sulle altre acque ipogee, rendendole salmastre. Tali acque sono inutilizzabili sia per uso agricolo che civile ed industriale. Esistono altri fattori di degrado delle aree carsiche. In agricoltura si usano spesso quantità superiori rispetto al necessario di pesticidi o altre sostanze chimiche. In questo modo la parte in eccesso delle sostanze disperse è convogliata subito nelle acque sotterranee, a causa della caratteristica delle rocce carbonatiche. Le discariche sono abitualmente realizzate in cave abbandonate, approfittando della fossa già scavata; viene così a mancare, in primo luogo, una sia pur debole azione filtrante del materiale cavato; in secondo luogo ci si avvicina notevolmente alle acque ipogee. Spesso poi manca uno dei presupposti della discarica, ossia uno strato basale impermeabile a protezione del terreno e della falda. Ancora più pericolose sono le discariche abusive in cui sono scaricate e accumulate sostanze tossiche. Spesso i rifiuti e gli scarichi di natura industriale vengono convogliati direttamente nel sottosuolo attraverso i pozzi, senza alcun tipo di filtrazione. Anche gli scarichi fognari rappresentano un potenziale inquinante se riversati nelle voragini naturali o se dispersi nel terreno dopo rottura delle pareti impermeabili dei pozzi neri, come spesso succede. Infatti, insieme alle nostre deiezioni sono presenti numerose sostanze, anche di origine chimica, quali saponi e detersivi che giunti in falda hanno un alto potere inquinante. Inoltre alcune persone prive di scrupoli disperdono rifiuti liquidi di varia origine lungo i bordi delle strade, per evitare di recarsi nei siti autorizzati e di pagare le relative commissioni Tutto questo incide non solo sulla falda ma anche sull'ambiente esterno. Le acque sotterranee sono facilmente inquinabili ma purtroppo è quasi impossibile purificarle perché il bacino di alimentazione dei fiumi sotterranei non è visibile all'esterno e quindi non si riesce a conoscere con esattezza la provenienza e la destinazione di queste acque. Ciò rende inutile qualsiasi metodo depurante. Recenti studi hanno dimostrato che il 90% delle risorse idropotabili dei prossimi anni è costituito dalle acque sotterranee; l'inquinamento di queste e la loro non depurabilità ci creerà seri problemi. La cosa più importante è quindi non inquinarle, se non per rispetto della natura almeno per amor nostro.

 


 
   
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