L'inquinamento ambientale riduce la fertilità dei Pugliesi
20.03.2002
L'inquinamento
ambientale riduce la fertilità dei Pugliesi
di
Lamberto Coppola
Direttore scientifico del Centro di Riproduzione Assistita
Tecnomed- Cecos Italia di Nardò (Lecce)
e della Sezione di Fisiopatologia della Riproduzione Umana della
Casa di Cura Salus di Brindisi, Docente Università di Lecce
Nel
genere umano la capacità riproduttiva e la conseguente fertilità
di coppia tendono ormai progressivamente a decrescere, soprattutto a causa dei
numerosi cambiamenti socio-antropologici ed ambientali che si stanno verificando
in questi ultimi anni.
Nella Regione Puglia, come del resto in tutto il territorio nazionale, il numero
di coppie incapaci di avere bambini è considerevole e potrebbe anche
aumentare.
Nella Regione Puglia, come del resto in tutto il territorio nazionale, il numero
di coppie incapaci di avere bambini è considerevole e potrebbe anche
aumentare.
Si calcola, infatti, che oltre il 20% delle coppie ha problemi riproduttivi.
Nonostante un così gran numero, però, la sterilità resta
un problema individuale, che la coppia vive con solitudine, spesso senza parlarne
neanche con i parenti più stretti o con i propri genitori. La sterilità
viene vissuta dagli interessati come "atavica punizione divina"o come
una sorta di "diversità" che li isola ancora di più
dagli altri, specie in una regione del meridione come la Puglia in cui il concetto
di "famiglia patriarcale" è ancora profondamente radicato.
La tabella successiva dimostra
il potenziale numero di coppie infertili che dovrebbero essere attualmente presenti
nella regione Puglia:
Coppie che annualmente si
formano in Puglia: 30.000
Nuove coppie potenzialmente infertili: 6.000
Coppie infertili degli anni precedenti: 45.000 (+/- 5.000)
_______________________________________________
Totale coppie potenzialmente infertili: 50.000 (+/- 5.000)
Nell'ultimo ventennio quindi
vi è stato un incremento della sterilità di coppia di più
del 5% a causa di vari fattori, che si sono verificati in Puglia come nel resto
dell'Italia:
1) Aumento dell'età matrimoniale;
2) Inquinamento ambientale;
3) Inquinamento alimentare (estrogeni nelle carni e fitofarmaci);
4) Aumento dell'incidenza dell'obesità alimentari o, al contrario, delle
restrizioni dietetiche per ragioni estetiche; anoressia mentale, oggi in aumento
anche nel sesso maschile;
5) Incremento delle malattie sessualmente trasmesse (M.S.T.) di pari passo alla
diffusione dei contraccettivi orali, della sessualità occasionale nei
giovani e della così detta "free prostitution";
6) La diffusione poi di quel metodo ormai di moda denominato "sesso palestrato"
in cui l'uomo riesce a protrarre quanto più possibile il proprio orgasmo
eiaculatorio determinando un iperteso destruente reflusso dello sperma attraverso
le vie seminali, con conseguenti lesioni a livello prostatico;
7) Fattori iatrogeni, come per esempio uso di psicofarmaci e/o droghe;
8) Alcool e fumo, con conseguente epatopatia ed abuso del consumo di birra;
9) Radiazioni e campi elettromagnetici.
Mentre quindi alla fine
degli anni settanta solo il 16% delle coppie richiedeva consulenza per problematiche
inerenti l'infertilità, attualmente tale incidenza ha raggiunto il 20-25%.
Da quanto esposto si evince chiaramente che il "fattore ambientale"
ha avuto un ruolo determinante nell'incremento di tale percentuale.
Quando si parla di questo argomento dobbiamo considerare non solo l'influenza
dei fattori tossici inquinanti, ma anche tutto ciò che deriva dal cambiamento
socio-economico, antropologico e culturale verificatosi nella nostra regione
, come del resto in tutta la nazione. Il fenomeno dell'innalzamento dell'età
matrimoniale, per esempio, determina sicuramente, oltre alla conseguente riproduzione
differita, anche al prolungamento degli effetti tossici e traumatici sulle gonadi
degli altri fattori ambientali, quali l'inquinamento ambientale e alimentare,
le radiazioni ionizzanti, i campi elettromagnetici, nonché le malattie
sessualmente trasmissibili.
Questi fattori hanno influito soprattutto sulle gonadi maschili, costituite
da tessuto a rapida riproduzione cellulare, ma non hanno trascurato nemmeno
il microambiente ovarico dove ora si sta sempre più registrando un incremento
dei radicali liberi, anche se in percentuale sicuramente inferiore rispetto
al testicolo.
Di conseguenza esiste un proporzionale aumento dell'infertilità maschile,
rispetto agli anni precedenti, che attualmente incide sulla sterilità
di coppia in circa il 50% dei casi.
La sterilità negli ultimi cinquanta anni è aumentata del 50%.
Si è passati in media da 113 milioni di spermatozoi per millilitro a
40 milioni; un uomo su cinque dimostra allo spermiogramma un numero di spermatozoi
al di sotto del limite minimo di 20 milioni.
Questo incremento è legato a molteplici fattori ed in larga misura alla
modificazione dello stile di vita: stress, inquinamento, ingestione di sostanze
nocive tramite l'alimentazione, abbigliamento attillato che surriscalda gli
organi riproduttivi maschili, ma non devono trascurarsi, come già abbiamo
detto, il propagarsi di malattie sessualmente particolarmente insidiose, quali
la Clamidia, uso della spirale quale contraccettivo femminile, l'abbandono del
profilattico a favore della pillola estro-progestinica con conseguente minore
protezione alla diffusione delle infezioni genitali stesse, che sono poi aggravate
dal così detto "sesso palestrato".
Tra le cause ambientali
di origine ormonale sono legate non solo agli estrogeni che possono essere usati
illegalmente nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame per ottenere una
maggiore produttività attraverso una più rapida crescita, ma anche
a sostanze chimiche con azione simile che inquinano gli alimenti.
Tali sostanze contaminano l'ambiente attraverso gli scarichi industriali, dei
veicoli e dell'agricoltura, dagli scarichi domestici di urine femminili, oppure
sono rilasciate dai contenitori nei quali sono conservati gli alimenti. Per
esempio nella fabbricazione dei biberon di plastica è usato il nonilfenolo
che è un estrogeno di sintesi che inquina il latte.
Se le sostanze ad azione estrogenica sono assimilate dalla gestante il danno
è maggiore. Nel maschio, in età fetale, esse possono infatti inibire
lo sviluppo delle cellule interstiziali del testicolo preposte alla produzione
del testosterone, con una conseguente minore produzione di spermatozoi vitali
in età adulta. Nei casi più gravi si potrà determinare
criptorchidismo o malformazioni degli organi genitali (per esempio l'ipospadia)
o/e un'incompleta mascolinizzazione. Nella donna vi può essere la crescita
precoce del seno (addirittura a cinque anni), l'insorgere di tumori a cellule
chiare della vagina. Tutti noi ricordiamo l'esempio sconcertante del Dietilstilbestrolo
che somministrato sia alla gestante e sia negli allevamenti tra il 1945 e il
1971 ha determinato lo sviluppo di tumori dell'apparato genitale femminile nelle
adolescenti figlie di donne che lo avevano assunto.
Mentre per l'inquinamento degli alimenti da estrogeni ed analoghi di essi si
può intervenire in modo globale, con una politica ambientale ed agricola
volta alla riduzione e all'uso più intelligente delle sostanze incriminate,
per quanto riguarda l'utilizzo di sostanze volte ad aumentare la produzione
la legislazione nel nostro paese è già abbastanza ferrea, purtroppo
però le garanzie sono legate esclusivamente all'onestà dei singoli
produttori. Per esempio nel solo 1998, i NAS hanno, infatti, sequestrato prodotti
alimentari adulterati o contraffatti per oltre 250 miliardi.
Non in tutte le nazioni i controlli sono così meticolosi, alcune addirittura
non danno garanzia alcuna, per cui sia gli animali da allevamento e sia i vegetali
possono ricevere un sovraccarico ormonale per aumentarne la velocità
di crescita, come per esempio succede per le fragole, i carciofi, i pesci d'allevamento.
Relativamente a questi ultimi, in alcuni casi, si è rilevato che essi
sono allevati in vasche di plastica, accalcati gli uni agli altri, il che comporta
un sovraccarico ulteriore di antibiotici e antiparassitari, al fine di evitare
epidemie.
Esiste poi il problema della "triangolazione", ovvero un prodotto
che non sarebbe importato da un determinato paese per motivi di sicurezza, è
trasferito in un paese intermediario, rietichettato e proposto come prodotto
originario da quest'ultimo.
È importante potenziare gli sforzi atti a garantire la salute pubblica
per evitare di fare la fine degli alligatori del lago Apopka (Florida), inquinato
da numerosi pesticidi (endosulfano, atrazina e dicophol), da policarbonati plastici
e da altre molecole clorate, i quali hanno subito la femminilizzazione di gran
parte dei maschi, la riduzione della lunghezza del pene ad un quarto, inoltre,
meno del 20% delle uova fecondate arriva alla schiusa e il 50% dei piccoli muore
in qualche settimana.
Nel genere umano l'esposizione
durante il preimpianto ed il periodo presomitico (0-14 giorni dopo il concepimento)
non provoca alterazioni. Per la "legge del tutto o nulla" il pre-embrione
muore o si rigenera completamente. Durante l'organogenesi (15-60 giorni) l'embrione
e molto sensibile e l'esposizione provoca difetti morfologici maggiori. Dopo
questo periodo il feto è meno sensibile alle modificazioni morfologiche,
ma possono avvenire delle modificazioni a livello della capacità funzionale
degli organi.
Non dobbiamo trascurare, infine, l'effetto delle sostanze tossiche presenti
nell'ambiente sull'allattamento al seno, considerato sicuramente il metodo più
naturale e dolce per nutrire il proprio bambino. Sono numerosi infatti i benefici
che madre e figlio possono trarre da questa pratica che deve essere incoraggiata
e sostenuta. La puerpera però non deve dimenticare che le sostanze presenti
nel suo sangue possono passare anche nel latte. Per questo motivo sono stati
riscontrati degli inquinanti nel colostro e nel latte materno. Fra questi si
ricorda il cadmio, il DDT, il mercurio sia organico che inorganico, il tetracloroetilene,
il piombo, i policlorobifenili, i polibromobifenili, i pesticidi e gli insetticidi.
Il riscontro di queste sostanze è molto importante in quanto la suscettibilità
del bambino nei primi mesi di vita è estremamente elevata. Per esempio
l'assorbimento intestinale del neonato è superiore e l'escrezione biliare
delle sostanze è inferiore rispetto all'età adulta. Ci si rende
conto quindi quanto possa gravare sulla salute dei bambini l'assunzione per
via orale di sostanze chimiche altamente nocive. Sono stati, per esempio, riscontrati
importanti deficit nello sviluppo mentale e neurologico nei bambini che hanno
assunto latte materno inquinato da piombo, oppure l'ittero ed l'alterazione
degli indici di funzionalità del fegato rilevati nei neonati nutriti
con latte materno contaminato da tetracloroetilene.
L'ambiente espone gli individui ad un notevole numero di sostanze chimiche che
vengono utilizzate nelle diverse fasi dei processi produttivi industriali.
Purtroppo però dei 50.000 o più prodotti chimici prodotti dalle
industrie, soltanto di una piccolissima parte di essi sono conosciuti gli effetti.
A questo bisogna aggiungere che le nozioni a noi note riguardano soprattutto
il sistema riproduttivo degli animali che è molto diverso e lontano da
quello umano. Sappiamo bene che le prove di teratogenesi eseguite sugli animali
da esperimento possono dare dei risultati non riproducibili e non paragonabili
a quelli sull'uomo. Ciò che è provato come assolutamente sicuro
su cavie e topi non può essere riconducibile con certezza allo sviluppo
embrionale e fetale di un bambino. Inoltre sebbene le sostanze riconosciute
come teratogene sull'uomo lo siano sicuramente anche su una o più specie
animali, non è assolutamente vero il contrario.
I dati in nostro possesso, poi, riguardano livelli elevati di esposizione ed
è molto difficile stimare gli effetti nocivi di dosi minori, che sono
normalmente presenti negli ambienti di lavoro e di vita quotidiana.
Un'altra difficoltà da non sottovalutare nel considerare i possibili
rischi dell'esposizione occupazionale è che raramente i lavoratori vengono
a contatto con una sola sostanza chimica. Quasi sempre è una combinazione
di più sostanze ad essere utilizzata.
Non è quindi possibile conoscere le conseguenze delle interreazioni fra
le diverse sostanze ed i possibili effetti sinergici che le associazioni chimiche
possono produrre. Per queste motivazioni, la stima dei rischi da esposizione
multipla viene ricondotta a particolari gruppi occupazionali come ad esempio
la popolazione addetta all'industria chimica e farmaceutica, ai laboratori,
alle fonderie, all'industria grafica e all'elettronica.
Questo tipo di analisi per gruppi di lavoro (comparti) viene utilizzato per
i registri degli aborti spontanei, delle malformazioni congenite, dei tumori,
delle morti perinatali in paesi come la Finlandia e la Gran Bretagna.
Spesso poi le categorie occupazionali sono così particolarmente ampie
che l'evidenziare di un danno atteso, può solo indicare la necessità
di nuovi studi e di più approfondite verifiche mediante la suddivisione
in sottogruppi più ristretti della categoria colpita.
Altro problema che rende difficile l'analisi dei risultati delle ricerche condotte
è l'impossibilità di tener sotto controllo le numerose variabili
che possono intervenire ed interagire con la funzionalità dell'apparato
genitale, come per esempio le abitudini di vita dei soggetti analizzati, quali
il fumo di sigarette, l'assunzione di alcool, droghe, lo stato socio-economico,
l'età, la passata storia riproduttiva, e cosi via.
Quali sono i rimedi da adottare
in tutti questi casi?
Chi come noi opera nel settore della riproduzione sin dagli anni settanta in
una regione come la Puglia che solo negli ultimi tempi sta vivendo il così
detto "allarme ambientale", ha potuto sicuramente notare nella pratica
clinica come il numero delle coppie infertili è aumentato e che, di pari
passo, sono diminuiti quantitativamente e qualitativamente i gameti utili per
le varie tecniche di fecondazione in vivo ed in vitro. La qualità ovocitaria,
infatti, durante i cicli I.V.F., non è più la stessa di prima,
nonostante siano migliorate le tecniche di induzione di ovulazione multipla
con l'avvento delle gonadotropine ricombinanti; gli spermatozoi poi, oltre ad
essere diminuiti di numero, posseggono sempre meno quella capacità fecondante
che come andrologi ricerchiamo al fine di una corretta fertilizzazione in vivo
ed in vitro. Tutto ciò ci fa pensare che ormai che la funzionalità
degli organi riproduttivi non sia più la stessa di una volta, forse a
causa di uno squilibrio dell'assetto di radicali liberi a livello del microambiente
tissutale, determinato verosimilmente da varie situazioni, tra le quali l'inquinamento
ambientale ed alimentare ha un posto predominante.
E' quindi necessario ottimizzare il microambiente ovarico e testicolare per
ottenere migliori risultati in termine di gravidanze, indipendentemente dalla
specifica scelta terapeutica.
Oggi la terapia antiossidante di supporto deve essere considerato un procedimento
preliminare indispensabile qualora si voglia trattare l'infertilità di
coppia, non solo quando tale cura debba essa stessa potenziare la capacità
fecondante naturale di uno o entrambe i partners, ma anche quando nei nostri
centri viene adottato un programma di fecondazione assistita.
Gli antiossidanti utili allo scopo sono di vario genere, ma sicuramente non
devono essere così drastici da abolire completamente i ROS dal microambiente
riproduttivo, in quanto la loro presenza "in piccole quantità"
è necessaria per completare alcune funzioni nella fase terminale della
maturazione dei gameti.
Sulla base della nostra esperienza e della letteratura consultata ciò
che serve nel nostro settore è più che altro un "modulatore
dell'attività antiossidante della cellula" come la CARNITINA e la
ACETIL-L-CARNITINA e gli enzimi ad esse correlati che, agendo in sinergia, potenziano
il metabolismo respiratorio cellulare e, conseguentemente, favorendo il meccanismo
della beta-ossidazione, promuovono la protezione delle membrane biologiche dai
perossidi.
La figura successiva, gentilmente
concessa da Sigma-Tau, dimostra chiaramente l'azione delle carnitine e degli
enzimi correlati a livello mitocondriale e come esse favoriscano la produzione
di energia attraverso la beta-ossidazione, contrastando così i danni
dovuti alle specie radicaliche: