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Il
Passero solitario
di
L. Chiriacò del G.S.N.
Come
sapete anche quest'anno il Gruppo Speleologico Neretino ha organizzato
il suo bravo corso di Speleologia di primo livello. Questo è
il diciassettesimo anno che la nostra scuola da la possibilità
ai più volenterosi ed impavidi giovani della provincia
di avvicinarsi a quello che, ormai anche per me, è diventato
più che un hobby della domenica.
I più superstiziosi si saranno chiesti se il numero 17,
ritrovato anche nella data d'inizio (17 aprile) e nel numero
dei presenti alla prima lezione, abbia avuto le temute influenze
funeste sul procedere del corso, ma non è mia intenzione
fare bilanci. Sicuramente ci avrà pensato qualcun'altro.
Quello di cui vorrei parlarvi è la classica uscita in
parete che, in ogni corso, precede le grotte verticali.
Come altre volte, anche quest'anno si è scelta per l'esercitazione
la splendida località del canale del Ciolo, credo per
tanti motivi, tra cui la comodità dell'avvicinamento
e la bellezza del posto. Sicuramente qui si trova una delle
pareti più adatte agli scopi di un corso di primo livello.
Il 29 aprile scorso, quindi, abbiamo tenuto la lezione di palestra
in parete senza nessun'intoppo, anzi, godendo di una splendida
giornata primaverile. Ma qualcosa di un po' particolare è
comunque successo.
Paolo, quando ormai la lezione volgeva al termine, ha trovato
un uccellino caduto dal nido. Niente di particolare, sono cose
che succedono direte. Sicuramente. Fatto sta che abbiamo scoperto
che il suo nido era in una piccola cavità in corrispondenza
della quale avevamo piazzato una delle due corde su cui si erano
mossi , per tutta la mattinata, allievi e istruttori e che,
quei continui fischi che sentivamo, erano le grida d'allarme
dei genitori del piccolo passero solitario (...è il nome
italiano della specie, non un riferimento letterario...) trovato
pochi minuti prima.
Non preoccupatevi, non vi racconterò una storia strappalacrime
e tanto meno vi farò una lezione di zoologia ma questo
avvenimento mi ha fatto riflettere (...strano vero?).
Mi sono ricordato di una delle prime cose che ho sentito dire,
in grotta, ad un istruttore (sempre Paolo) durante il mio corso
di primo livello.
In fondo in grotta (ma, secondo me, nella natura in genere)
siamo come degli elefanti che camminano in un negozio di porcellane:
sempre e comunque, più o meno, danneggiamo il mondo che
ci circonda, ma poiché non possiamo rinunciare a conoscere,
l'abilità sta nel lasciare meno segni possibile.
Non voglio fare riferimenti agli statuti dei gruppi speleo o
a leggi regionali, ma credo che l'attività del Gruppo
come la nostra vita quotidiana non possa prescindere dal rispetto
per ciò che ci circonda.
Anche se questo può voler dire spostare un corso in un
periodo diverso da quello di nidificazione o, semplicemente,
spendere qualche secondo per buttare una bottiglia di birra
nella raccolta differenziata.
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