Melissano, lì 20/03/2001

SERRA LA CICORA

Critiche e riserve da destra:
L'intervento del consigliere regionale di An, Roberto Tundo.

Sicuramente l'aspirazione di ogni pubblico amministratore è quella di creare o di incentivare occasioni di sviluppo socio-economico per il proprio territorio. Non sempre, però, a tale aspirazione sono collegati progetti in grado di offrire uno sviluppo in linea con la vocazione dell'area in cui tali progetti devono essere realizzati. Ovviamente il territorio dove l'uomo vive da sempre ha subito i mutamenti legati alla naturale attività antropica. Anche nel Salento, per fare un semplice esempio, i rifugi, i villaggi, i paesi e le città sono nati dove prima esistevano la foresta o la prateria. Oggi, però, gli spazi naturali sono stati estremamente ridotti e l'attenzione ai valori ambientali e allo sviluppo compatibile è cresciuto in gran misura. Purtroppo ci sono imprenditori che all'ambiente dedicano una minima attenzione; pensano che la naturalità del luogo debba essere tutelata solo per proteggere e per valorizzare l'opera che vanno a realizzare: un porto, un villaggio turistico, un albergo, un residence. Più concretamente. In provincia di Lecce, con il boom turistico, è esplosa anche la necessità di disporre di porti turistici. Non si vive solo di sole e di mare, occorre anche il posto barca. C'è richiesta e gli affari sono a portata di mano. Per favorire la nascita di nuovi porti turistici, questi imprenditori si trasformano in benefattori in quanto sostengono di avere a cuore la lotta alla disoccupazione e la crescita economica del territorio. Domanda: ma lo sviluppo del turismo nel Salento è legato all'aumento dei porti turistici oppure è possibile un utilizzo diverso e più intenso della costa salentina per produrre nuova occupazione? Il porto turistico che si vuole realizzare a Nardò non è un'opera di poco conto; l'area in cui si vuole costruire la struttura portuale è pianeggiante e anche l'impatto visivo dell'opera sarà notevole. Nell'area di Serra la Cicoria è stato presentato un progetto per la costruzione di un porto turistico per 324 imbarcazioni. La zona che i progettisti della Icos srl hanno individuato per la realizzazione del porto turistico denominato <> si trova fra il Parco di Porto Selvaggio e il Parco Marino di Porto Cesareo. Secondo l'Icos srl occorre incentivare il turismo nautico nel Comune di Nardò, città a vocazione turistica perché, escluso il porticciolo di Santa Caterina, le più vicine strutture destinate alla nautica da diporto insistono a Gallipoli e a Porto Cesareo. Il territorio del Comune di Nardò, però, non dispone di un sito naturalmente predisposto per ospitare un porto turistico una volta escluse le zone fortemente vocate alla balneazione o cadenti in aree naturali protette. Per queste ragioni i tecnici incaricati dalla Icos srl hanno progettato una darsena artificiale, realizzata con lo sbancamento di oltre quattro ettari di terreno, collegata con il mare aperto da un canale di accesso lungo 55 metri e largo 35. Per difendere il bacino è prevista la costruzione di un molo foraneo e di un sottoflutto lungo 148 metri. Intorno al bacino, inoltre, altri tre ettari di terreno verranno utilizzati per costruire due edifici per i servizi, che ospiteranno un ristorante, un bar, gli uffici commerciali e lo scalo di alaggio, ed un'area per il parcheggio delle autovetture a servizio delle banchine. Altro che piccola struttura! Infine gli aspetti socio-economici. A sostegno del progetto, nello Studio di Impatto Ambientale si stimano in "circa il 10 per cento dei posti barca, gli addetti necessari per la conduzione della struttura, quando questa sarà totalmente completata". Trentadue occupati, quindi, ma solo a pieno regime. Anche queste ottimistiche previsioni occupazionali, però, contrastano con la realtà delle altre strutture portuali salentine che, occorre ricordarlo, sono utilizzate appieno solo nei mesi estivi di luglio e di agosto. Nel porto di Santa Maria di Leuca, con 350 posti barca, sono impiegate sei unità lavorative! In conclusione è difficile pensare al porto di Serra La Cicoria come ad un volano dell'economia turistica neritina, quello che è indiscutibile è che esso costituisce una profonda ferita inferta al paesaggio e all'ambiente.

Roberto Tundo

 
   
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