DOSSIER SERRA CICORA

Le polemiche sorte attorno alla riproposizione del progetto di approdo turistico in località Serra Cicoria percorrono lo stesso cammino del precedente progetto presentato tre anni addietro e che fu bloccato dalla opposizione ben modulata dei rappresentanti neritini delle associazioni ambientaliste. Il progetto, allora come oggi, si prefiggeva la costruzione di un porto turistico lungo la litoranea tra torre Uluzzo e torre Inserraglio, costruito con notevoli sbancamenti della costa per creare i moli di attracco e le dighe di protezione a mare in un tratto di costa che non presenta la sia pur minima parvenza di insenatura. Il progetto, all'epoca, fu anche ammesso dalla Regione Puglia ai finanziamenti europei dei Pop 1994-1999 Misura 6.1 nell'ambito degli interventi turistici. Il forte impatto ambientale previsto, sbancamento di centinai di migliaia di metri cubi di roccia, l'ubicazione a ridosso di aree particolarmente rilevanti dal punto di vista naturalistico (parco di Portoselvaggio, parco marino di Porto Cesareo), archeologico (siti di campagne archeologiche di scavo in corso) e speleologico (presenza di numerose grotte esplorate e possibilità di esistenza di altre inesplorate) portarono ad una decisa opposizione da parte di tutte le associazioni ambientaliste operanti in Nardò. Queste si riunirono in un coordinamento che portò avanti il discorso dell'insostenibilità ambientale e paesaggistica del progetto che così pesantemente incideva sul territorio. Le reiterate prese di posizione del coordinamento comprendenti anche appelli alla regione perché valutasse la parzialità della valutazione di impatto ambientale allegata al progetto, redatta dagli stessi progettisti del porto, contribuirono a determina la revoca dell'ammissione al finanziamento avvenuta con delibera del dirigente del Settore Turismo della Regione Puglia dell'8 marzo 2000 n° 48. Il progetto ripresentato e che è al centro delle polemiche di questi giorni ha lo stesso tallone d'Achille del precedente nella Valutazione d'impatto ambientale di parte (anche se ora è presentata con integrazioni a firma di qualche docente universitario). Una valutazione d'impatto ambientale può avere credito se redatta da organismo terzo ed indipendente, come ad esempio l'Agenzia Nazionale di Protezione Ambientale, e non se commissionata dalla società che presenta il progetto; questo è il punto su cui insistere per ottenere una seria valutazione sulla sostenibilità o meno del porto in quella posizione. Peraltro bisogna notare che un porto di quella dimensione e di quelle caratteristiche tecniche ben difficilmente potrà rappresentare un polo di attrazione turistica mentre si rivela utile al rimessaggio e approdo di coloro che villeggiando nelle vicinanze posseggono un qualche tipo di natante; è naturale pensare questo laddove si consideri che la società proponente il porto è la stessa che ha costruito e gestisce un villaggio turistico a Torre Inserraglio. I paventati benefici per lo sviluppo e l'occupazione sono pure illusioni ed ancora una volta, qualora si realizzasse questo progetto, saremmo nelle condizioni di soddisfare con denaro pubblico esigenze private che, lungi dal portare alcun beneficio, portano alla distruzione di un tratto di costa che mantiene intatte quelle caratteristiche naturali oggi tanto ricercate.

Graziano De Tuglie

 
   
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